La resa di Starmer e la sfida di Andy Burnham, il «re del Nord» che si prepara a guidare il Partito Laburista
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Redazione Esteri
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La resa di Keir Starmer, il premier britannico ormai travolto dal crollo di consensi e dalle umiliazioni internazionali, sembra ormai questione di ore o di pochi giorni, e il suo successore naturale, all’interno del partito di maggioranza, potrebbe essere Andy Burnham, il cosiddetto «re del Nord» che da tempo si muove nell’ombra con ambizioni ben precise e che ora, complice la debolezza del leader uscente, si candida a raccoglierne l’eredità senza ereditare però i pesi che ne hanno segnato il tragitto, dalla Brexit al rapporto difficile con l’amministrazione Trump.
Che il primo ministro Starmer fosse ormai alla frutta, lo si era capito durante l’ultimo G7 in Canada, quando il presidente americano Donald Trump, che da più di un anno siede alla Casa Bianca dopo la sua rielezione, gli fece cadere i fogli a terra e lui, con una deferenza che quasi rasentava l’umiliazione, si chinò a raccoglierli mentre il mondo osservava quella scena impietosa; da allora, il silenzio di Starmer è stato assordante e il suo rifugio nella residenza di campagna di Chequers, dove ha trascorso l’intero weekend con la moglie consigliera Vic e i figli, non ha fatto altro che alimentare le voci di una resa imminente, che Trump stesso ha definito in termini durissimi, dichiarando senza mezzi termini che il premier britannico «ha fallito e si dimetterà».
Andy Burnham, chi è il politico che sfida Starmer
Andy Burnham, attuale sindaco di Manchester, è una figura che negli ultimi anni ha saputo ritagliarsi uno spazio politico autonomo e riconoscibile, lontano dalle logiche di Westminster e più vicino ai bisogni concreti delle periferie industriali del Nord; la sua popolarità, alimentata da una gestione pragmatica e da posizioni spesso critiche verso l’establishment laburista, gli è valsa l’appellativo di «re del Nord», e già dalle prime dichiarazioni successive alla sua implicita candidatura alla successione, è emerso con chiarezza un programma incentrato sul sostegno alla classe lavoratrice, sulla riduzione del costo della vita, sul rilancio dell'industria manifatturiera britannica e sulla costruzione di un sistema educativo più equo e meno elitaro, temi che nelle ultime settimane hanno raccolto consensi trasversali all'interno del partito, unito dalla preoccupazione per il calo verticale della popolarità del governo in carica e dalla volontà di arginare l'ascesa di Nigel Farage e del suo movimento populista.
Il ritorno di Burnham a Westminster, dove ha già ricoperto il ruolo di segretario di Stato per la Cultura e per la Salute nei governi laburisti precedenti, rappresenta dunque un tentativo di ricompattare un partito spaccato e di offrire una narrazione alternativa a quella di Starmer, che aveva puntato tutto su una linea moderata e filo-europeista senza però riuscire a scalfire il malcontento popolare né a gestire con autorevolezza i dossier internazionali; la sua resa, che potrebbe concretizzarsi già a partire da oggi, dopo che il premier parlerà molto probabilmente per annunciare il passaggio di consegne, segnerebbe la fine di un'esperienza di governo breve e travagliata, e l'inizio di una fase politica nuova, tutta da scrivere, con Burnham pronto a rilevare non solo la guida del partito ma anche quella dell'esecutivo, nel giro di poche settimane se non di giorni.
Il peso della Brexit e il decennale del referendum
A rendere ancora più amaro il clima politico attuale, contribuisce in maniera decisiva l'ombra lunga della Brexit, quel referendum indetto con leggerezza dall'allora premier David Cameron il 23 giugno di dieci anni fa, esattamente domani, e che con un margine risicato ma significativo – 51,9 per cento a favore del Leave contro il 48,1 per cento del Remain – ha cambiato per sempre il destino del Regno Unito, innescando una crisi istituzionale e identitaria dalla quale il paese non si è ancora ripreso; la «maledizione della Brexit», come l'hanno definita alcuni osservatori, potrebbe essere il titolo perfetto per una serie Netflix, ma per i cittadini britannici è una ferita ancora aperta, che ha logorato la fiducia nelle istituzioni e reso fragile qualsiasi governo, compreso quello di Starmer, che ha ereditato un paese spaccato e diviso senza avere la forza politica né la capacità dialettica per ricucirlo.
Le mosse di Trump e il futuro politico del Regno Unito
In questo quadro già di per sé complicato, si inserisce la pressione inesorabile di Donald Trump, che da presidente degli Stati Uniti non ha mai nascosto il suo disprezzo per i leader europei che considera deboli e incapaci, e che ora vede in Starmer un bersaglio facile da colpire con dichiarazioni che suonano come sentenze, come quella in cui afferma che il premier «ha fallito» e che si dimetterà, alimentando ulteriormente l'atmosfera di resa che avvolge Downing Street e che potrebbe portare a un cambio al vertice in tempi brevissimi; le anticipazioni attribuite a fonti vicine al governo parlano di un'annuncio imminente, con un passaggio di consegne che avverrebbe in modo ordinato ma rapido, per evitare un vuoto di potere mentre il paese affronta sfide economiche e sociali di enorme portata, e in questo scenario Andy Burnham appare l'unico nome in grado di raccogliere il testimone senza disperdere il consenso e senza tradire la promessa di un rinnovamento che il partito e il paese reclamano a gran voce.




