Andy Burnham, il sindaco che sfida Downing Street: l'uomo del Nord dopo Starmer
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Redazione Esteri
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Sono ore convulse quelle che stanno vivendo il Partito Laburista e l'intero Regno Unito, con le dimissioni del premier Keir Starmer che hanno aperto una corsa alla successione destinata a ridefinire gli equilibri politici britannici. Tra i nomi che circolano con maggiore insistenza nei corridoi del potere, quello di Andy Burnham, l'attuale sindaco dell'area metropolitana di Manchester, sembra imporsi con una forza tale da far apparire la sua ascesa come un passaggio quasi obbligato.
Non è un volto nuovo per gli elettori, né un improvvisato alla ribalta; Burnham è considerato una vecchia volpe del laburismo, capace di navigare le correnti più turbolente della politica con una maestria che pochi sanno riconoscere. La sua eventuale nomina a capo del governo rappresenterebbe il coronamento di un percorso iniziato molto prima del suo arrivo al municipio di Manchester, quando nel 2017 decise di compiere quella che molti definirono una "ritirata strategica" dalla scena nazionale, dopo aver fallito per due volte la scalata alla leadership del partito.
L'addio di Starmer e l'ascesa del "Re del Nord"
Le prime pagine dei quotidiani di oggi, 23 giugno, raccontano proprio la fine dell'era Starmer, con un'attenzione quasi maniacale sul nome del successore designato. La retorica che accompagna la figura di Burnham è ormai cristallizzata in un soprannome che evoca potenza e radicamento territoriale: "il Re del Nord", un titolo che non gli è stato cucito addosso per caso, ma che riflette il suo straordinario successo nel promuovere la rinascita economica e sociale di Manchester.
Il cosiddetto "manchesterismo", termine che lui stesso ha coniato per descrivere il suo credo politico, sembra incarnare una visione alternativa a quella che ha dominato gli ultimi quarant'anni di politica britannica, un'idea che promette di cancellare il neoliberismo che ha segnato le sorti del paese dalla Thatcher in poi.
L'uomo che ora potrebbe varcare la soglia di Downing Street è dunque un comunicatore nato, forse l'unico politico genuinamente popolare in Gran Bretagna, capace di attrarre consensi trasversali e di parlare al cuore delle periferie operaie senza mai perdere il contatto con le élite intellettuali.
La carriera di un veterano tra Manchester e Londra
Per comprendere la portata di questa candidatura, occorre fare un passo indietro e osservare la traiettoria di un uomo che ha sempre vissuto in bilico tra la provincia e la capitale, tra l'impegno locale e le ambizioni nazionali. Burnham, classe 1970, non è certo un politico improvvisato; la sua carriera è costellata di incarichi di primo piano, tra cui quello di Segretario di Stato per la Cultura, i Media e lo Sport sotto il governo di Gordon Brown, e successivamente quello di Segretario ombra per la Giustizia e per l'Interno.
La decisione di candidarsi a sindaco di Manchester, nel 2017, fu letta da molti come un passo indietro, una sorta di esilio dorato dalla prima linea della politica nazionale, ma col senno di poi si è rivelata una mossa da vero stratega. In quegli anni, Burnham ha costruito una solida base di consenso personale, governando con mano ferma e sfruttando le deleghe concesse dal decentramento amministrativo per dimostrare che esiste un modo diverso di fare politica, più vicino ai bisogni reali dei cittadini e meno ancorato alle logiche di partito.
La sfida al neoliberismo e il progetto politico
Il cuore del messaggio politico di Burnham risiede proprio nella sua ambizione di voltare pagina rispetto al passato, e le sue dichiarazioni pubbliche hanno spesso assunto i toni di un manifesto contro il neoliberismo selvaggio che ha deregolamentato l'economia e impoverito le regioni del Nord.
Il termine "manchesterismo", che lui utilizza per definire la sua filosofia, non è solo un richiamo geografico, ma una dichiarazione di intenti: vuole rappresentare un modello di sviluppo che metta al centro la giustizia sociale, i trasporti pubblici, la sanità e l'istruzione, contrapponendosi alla finanza sfrenata di Londra.
Tuttavia, nonostante l'onda lunga del consenso e l'abilità oratoria, resta una domanda fondamentale che aleggia sulle sue reali intenzioni: che premier potrebbe rivelarsi? Le sue posizioni sono spesso apparso assai vaghe sui dettagli, quasi che la sua ascesa sia stata favorita più dal carisma e dalla narrazione che da un programma politico chiaramente definito.
In un momento storico di profonda incertezza, con il Regno Unito che ha bruciato il suo sesto premier dall'inizio della Brexit, la Gran Bretagna sembra guardare a lui come a un'àncora di salvezza, ma resta da capire se la bussola sia davvero puntata verso un nuovo approdo o se si tratti semplicemente di un cambiamento di facciata.
Il contesto internazionale e le altre notizie
Mentre la cronaca politica interna si concentra sull'addio di Starmer e sull'eventuale incoronazione del "Re del Nord", le prime pagine dei quotidiani non mancano di dare spazio anche ad altre vicende di rilevanza internazionale e nazionale. Tra queste, spicca la decisione del presidente americano Donald Trump di sospendere per due mesi le sanzioni sul petrolio nei confronti dell'Iran, una mossa che potrebbe riequilibrare le relazioni in Medio Oriente e che getta un'ombra di imprevedibilità sugli scenari energetici globali.
Sul fronte italiano, invece, trovano ampio risalto il terzo caso di doping che coinvolge Alex Schwazer, con il marciatore che si professa innocente ma dichiara di non volersi più difendere, e il ritrovamento delle due sorelle scomparse da una casa famiglia di Civitella Alfedena, in provincia dell'Aquila, una vicenda che ha tenuto con il fiato sospeso l'opinione pubblica.
In direzione contraria rispetto al mainstream, la cronaca di oggi dipinge un paese e un mondo in bilico, dove le certezze politiche sembrano dissolversi rapidamente e dove figure come Burnham rappresentano al contempo una speranza di rinnovamento e il simbolo di un sistema che fatica a trovare una nuova stabilità.




