Il nuovo contratto della scuola, aumenti fino a 185 euro e arretrati in arrivo per 1,3 milioni di dipendenti
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Redazione Interno
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La lunga attesa per il rinnovo contrattuale nel comparto Istruzione e Ricerca, che interessa oltre un terzo dell’intero pubblico impiego, si avvia alla conclusione con l’accelerazione impressa dal governo sull’accordo economico. A dare l’annuncio, intervenendo al XIII Congresso Snals-Confsal in corso a Roma, è stato il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, il quale ha indicato nella data del prossimo 1° aprile quella probabile per la firma definitiva del contratto relativo al triennio 2025. Si tratta di un passaggio che segue la chiusura della precedente tornata contrattuale (2022-2024), firmata nei mesi scorsi, e che ora si concentra sul definire gli incrementi stipendiali per i prossimi anni, andando a incidere sulle buste paga di circa 1,3 milioni di lavoratori, un esercito di professionisti che comprende non solo i docenti, ma anche il personale Ata e gli impiegati degli enti di ricerca.
Le cifre contenute nelle bozze allegate al nuovo accordo delineano un incremento economico che non sarà uguale per tutti, variando in base all’anzianità di servizio e al grado di insegnamento. Se per un insegnante di infanzia o primaria appena entrato in ruolo l’aumento si attesta intorno ai 110 euro lordi mensili, il discorso cambia radicalmente per chi vanta una lunga carriera alle spalle: un docente delle scuole superiori a fine carriera, con oltre 35 anni di servizio, si appresta a vedere riconosciuti fino a 185 euro lordi in più ogni mese. A gettare luce su questi numeri sono le tabelle allegate alla bozza, le quali mostrano come gli incrementi, mediamente stimati intorno ai 150 euro, siano calibrati per recuperare almeno in parte il potere d’acquisto eroso dall’inflazione degli ultimi anni, seppur con differenze sostanziali legate alla progressione di carriera.
Parallelamente alla definizione degli aumenti strutturali, l’attenzione si concentra sugli arretrati, un capitolo so che riguarda il periodo di vacanza contrattuale ormai concluso. Le stime indicano che per i docenti l’importo arretrato possa aggirarsi intorno ai 2.000 euro lordi, una somma significativa che, secondo le tempistiche comunicate dall’Aran e dal Ministero, dovrebbe confluire nelle buste paga insieme agli adeguamenti tabellari già a partire dalle prossime mensilità. Il meccanismo è stato messo a punto per garantire che il saldo degli incrementi retributivi spettanti venga liquidato senza ulteriori rinvii, andando così a chiudere definitivamente il contenzioso economico legato al triennio precedente e aprendo la strada alla stabilizzazione delle nuove cifre.
Un’operazione complessa tra numeri e tempistiche serrate
Dietro i numeri degli aumenti, c’è una partita di dettagli che riguarda da vicino la struttura delle carriere scolastiche. Non si tratta, infatti, di una maggiorazione fissa, ma di una rimodulazione che premia la permanenza prolungata nel ruolo: mentre un docente con un’anzianità compresa tra i 15 e i 20 anni vedrà un incremento di poco inferiore ai 150 euro, la soglia dei 185 euro viene raggiunta solo da chi ha superato i 35 anni di servizio. Questo approccio graduale, riportato nelle bozze contrattuali, è stato oggetto delle lunghe trattative tra l’Aran e le sigle sindacali, trattative che hanno dovuto trovare un equilibrio tra le esigenze di bilancio e la necessità di restituire centralità al personale scolastico dopo anni di blocco contrattuale.
Per quanto riguarda le tempistiche, l’orizzonte delineato da Antonio Naddeo prevede che l’accordo venga siglato il primo aprile, un calendario che, se rispettato, consentirebbe di avviare immediatamente le procedure per la corresponsione delle somme. Le operazioni tecniche per il caricamento delle nuove tabelle stipendiali sul sistema NoiPA, il portale che gestisce le paghe dei dipendenti pubblici, sono già state collaudate con la precedente tornata contrattuale del triennio 2022-2024, e ora si attendono gli input definitivi per rendere operativi i nuovi importi. L’intervento economico, che interessa non solo i docenti ma anche il personale Ata con aumenti medi oscillanti tra i 110 e i 127 euro, si articola dunque su più livelli: da un lato gli incrementi mensili a regime, dall’altro il recupero degli arretrati e una tantum accessorie previste per compensare ulteriormente il periodo di attesa.
Le differenze tra i vari comparti e il ruolo delle sigle sindacali
La complessità del rinnovo, che coinvolge il “maxi comparto” Istruzione e Ricerca, impone di distinguere le diverse realtà professionali. Se per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado gli aumenti rappresentano il fulcro della trattativa, non vanno dimenticati i ricercatori e i tecnologi, per i quali si prevedono punte di incremento mediamente più alte, attestate intorno ai 240 euro mensili, così come i dirigenti scolastici, la cui categoria beneficerà di adeguamenti calibrati sulla specificità delle funzioni apicali. Questa eterogeneità di trattamenti riflette la complessità di un settore che, come ricordato dallo stesso presidente dell’Aran, da solo rappresenta un terzo della forza lavoro pubblica nazionale.
Sul fronte della rappresentanza, l’accordo si avvia a essere sottoscritto da un fronte ampio di sigle sindacali, anche se non mancano le fratture. Già in occasione della firma del precedente contratto per il triennio 2022-2024, la Flc Cgil aveva scelto di non aderire all’intesa, ritenendo le risorse stanziate insufficienti a coprire l’inflazione reale e definendo gli aumenti “mortificanti” rispetto al caro vita degli ultimi anni. Un orientamento critico che potrebbe riproporsi anche nella fase attuale, mentre le altre organizzazioni, come Cisl, Uil, Snals e Gilda, hanno invece parlato di “scelta di responsabilità” per sbloccare finalmente i rinnovi e garantire continuità contrattuale. Il ministro dell’Istruzione e del Merito ha più volte sottolineato il carattere “storico” dell’operazione, rivendicando la capacità di portare a termine due rinnovi in rapida successione dopo un decennio di blocco degli stipendi.
L’impatto delle nuove tabelle sugli stipendi e i prossimi adempimenti
Guardando ai dettagli concreti delle buste paga, le simulazioni pubblicate in queste settimane aiutano a quantificare l’impatto per le diverse fasce di anzianità. Un docente laureato delle scuole superiori con un’anzianità compresa tra 21 e 27 anni, ad esempio, si avvia a percepire un incremento di circa 165 euro lordi al mese, mentre il già citato scalone dei 185 euro rimane riservato ai veterani con oltre 35 anni di servizio. Per il personale dell’infanzia e primaria, invece, le cifre partono da una base più bassa, con un minimo di 110 euro per i neo-assunti, a testimonianza di un meccanismo che lega strettamente la progressione economica alla permanenza nel ruolo.
Sul piano amministrativo, l’attesa è concentrata sulle tempistiche di liquidazione degli arretrati, che secondo le indicazioni del ministero potrebbero essere visibili già nei cedolini dei prossimi mesi. Per chi è andato in pensione dopo il 2022, inoltre, gli arretrati relativi al periodo di servizio saranno riconosciuti e andranno a incidere sul ricalcolo del Trattamento di Fine Servizio, un aspetto che interessa una platea significativa di ex lavoratori. L’auspicio delle organizzazioni sindacali che hanno sostenuto l’accordo è che, una volta superato lo scoglio del primo aprile, si possa procedere speditamente con gli adempimenti tecnici, in modo da mettere a disposizione dei dipendenti le risorse prima dell’estate, evitando i ritardi che spesso hanno caratterizzato le procedure di pagamento nel pubblico impiego.




