Scuola, firmato il contratto dei presidi: aumenti per 500 euro al mese più 5.800 euro di arretrati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’intesa – siglata ieri all’Aran da tutte le organizzazioni sindacali – chiude un triennio di trattative, il 2022-2024, per l’area della dirigenza “Istruzione e Ricerca”. Un meccanismo, quello della pubblica amministrazione, che prevede la sottoscrizione di un contratto ogni tre mesi, una cadenza che ha reso particolarmente frammentato l’iter negoziale. Eppure, alla fine, per i 7.550 dirigenti scolastici – presidi in testa – arrivano incrementi medi mensili lordi fino a 500 euro, cifra che si somma a una busta paga arricchita anche da arretrati consistenti: quasi 5.800 euro pro capite, una tantum, per recuperare le mensilità arretrate dal 2022.

Numeri e cifre dell’accordo

L’accordo, che interessa anche 360 dirigenti delle università e degli enti di ricerca, non è stato un passaggio isolato. Arriva a poche settimane dalla sottoscrizione della parte economica del contratto 2025-27 per il comparto Istruzione e Ricerca, e segue di pochi mesi – lo scorso febbraio – il rinnovo del Ccnl delle Funzioni locali per il medesimo triennio. Per i presidi, lo stipendio tabellare annuo lordo passa da 47.015,73 euro a 50.005,73 euro: un aumento a regime di 2.990 euro l’anno. Di questi, una parte – quella relativa al biennio 2022-2023 – era già stata erogata come anticipazione economica mensile. La novità sostanziale parte dal 1° gennaio 2024, con un incremento di 230 euro al mese (lordo) che assorbe le precedenti anticipazioni.

La retribuzione di posizione e il Fondo unico nazionale

Non solo lo stipendio base. La retribuzione di posizione, quella parte fissa legata alla complessità dell’incarico, aumenta di 1.170 euro annui lordi a decorrere dal gennaio 2024: si passa così da 13.345,11 euro a 14.515,11 euro, con un effetto mensile di 90 euro in più. Il Fondo Unico Nazionale (FUN) – alimentato dalla legge di bilancio 2022 con risorse specifiche – riceve un incremento stabile di 11 milioni di euro lordo dipendente. Di questi, 8,8 milioni vanno a coprire l’aumento della retribuzione di posizione fissa, mentre i restanti 2,17 milioni sono destinati alla retribuzione di risultato, quella variabile legata agli obiettivi raggiunti.

Tempi e procedure della firma

L’ipotesi di contratto, sottoscritta in meno di due mesi di trattative, viene ora inviata alla Corte dei conti per il visto di regolarità. Solo dopo quel passaggio – e la successiva sigla definitiva – i dirigenti scolastici vedranno concretizzare gli arretrati sullo stipendio. Una corsa contro il tempo, quella della Pa, che pure ha saputo concentrare in poche settimane un’intesa triennale. Gli aumenti, va detto, valgono tredici mensilità: l’8,48% in più sulla retribuzione complessiva per i presidi, una boccata d’ossigeno per una categoria spesso al centro di polemiche sulla carenza di organico e sulla frammentazione delle sedi.

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