Nuova imposta sulle microspedizioni: una tassa da 2 euro per i pacchi di valore inferiore ai 150 euro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La Legge di Bilancio per il 2026, dopo quarantanove giorni dal suo esordio parlamentare in Senato, inizia a definire i suoi contorni attraverso una serie di emendamenti governativi che attenuano, in parte, le misure più stringenti prospettate a ottobre. Tra gli interventi più significativi, che il governo e i relatori hanno presentato in commissione Bilancio, emerge l’istituzione di un contributo fisso di due euro per le cosiddette microspedizioni, un balzello che andrà a colpire in maniera trasversale tutti i pacchi di valore commerciale pari o inferiore a centocinquanta euro. Questa soglia, lo ricordiamo, delimita attualmente la fascia entro la quale le merci sono soggette solamente all’imposizione dell’Iva, essendo esenti dai dazi doganali che invece gravano sugli invii di maggior valore originati da paesi extraeuropei.

Una scelta obbligata per evitare conflitti con le norme comunitarie

La misura, che caratterizza in particolare il mondo degli acquisti online a basso costo, non opererà distinzioni tra spedizioni nazionali e internazionali, applicandosi indifferentemente ai pacchi che partono e a quelli che arrivano nel territorio italiano. Una decisione, questa, che non è frutto di una preferenza politica ma di una necessità giuridica: circoscrivere il tributo ai soli arrivi da fuori l’Unione Europea, infatti, lo configurerebbe come un dazio, entrando in palese conflitto con le politiche doganali, la cui competenza è esclusiva dell’Unione stessa. Il gettito previsto, sebbene non ancora quantificato pubblicamente nelle proiezioni di finanza pubblica, si inserisce in un disegno più ampio di razionalizzazione delle entrate, il quale tocca anche un altro versante sensibile dell’economia, quello della finanza.

Il raddoppio della Tobin Tax e il regime per gli affitti brevi

Accanto al nuovo prelievo sulle microspedizioni, infatti, gli stessi emendamenti prevedono il raddoppio dell’imposta sulle transazioni finanziarie, la Tobin Tax, portandola dal due per mille al quattro per mille per gli scambi su mercati non regolamentati e dall’uno al due per mille per quelli su mercati regolamentati. A differenza del percorso graduale triennale ipotizzato in precedenza, l’incremento dovrebbe essere immediato, con decorrenza dal 2026, segnando un’accelerazione nella strategia fiscale. Completano il quadro gli interventi sul fronte immobiliare, con l’applicazione di una cedolare secca al 21% per gli affitti brevi, misura che, secondo quanto precisato, riguarderà esclusivamente gli immobili che rientrano nella categoria di prima casa.

Il percorso parlamentare verso l’approvazione definitiva

Le votazioni in commissione Bilancio al Senato potrebbero avere inizio già nel corso del fine settimana, avviando l’iter che condurrà al passaggio definitivo dell’aula di Palazzo Madama e, successivamente, all’esame della Camera dei Deputati. Il via libera finale del Parlamento è atteso ormai nella fase a cavallo tra le festività natalizie e la fine dell’anno, suggellando una manovra che si configura come un intervento a tenaglia, il quale agisce simultaneamente sul consumo, attraverso la tassazione degli acquisti di minore entità, e sulla movimentazione dei capitali, con l’inasprimento del prelievo sulle transazioni speculative. Il governo, nel definire questi assetti, pare aver voluto marcare una linea precisa, privilegiando misure di carattere orizzontale e cercando di scongiurare, al contempo, quelle intricate questioni di compatibilità comunitaria che, in passato, hanno spesso rallentato o impedito l’attuazione di politiche fiscali nazionali.

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