Slitta la tassa da due euro sui pacchi, e intanto scatta il nuovo bollo da 118 euro per società e associazioni

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Non ci sarà, almeno non subito. La tanto discussa tassa da due euro destinata ai piccoli pacchi provenienti da Paesi extraeuropei – una misura che aveva suscitato più di qualche perplessità tra gli operatori logistici – è stata rinviata all’estate. Il decreto fiscale varato venerdì scorso in Consiglio dei ministri ne ha sancito lo slittamento a luglio, con l’obiettivo dichiarato di allineare il balzello nazionale a quello comunitario, un analogo tributo da tre euro che la Commissione europea ha già messo in calendario per la stessa finestra temporale. Un rinvio tecnico, insomma, più che una rinuncia, che di fatto concede una tregua di qualche mese ai corrieri e ai piccoli importatori digitali.

Un’armonizzazione che cambia i piani delle imprese

La decisione, inserita in un testo più ampio che corregge diversi interventi dell’ultima manovra di Bilancio, non è però l’unica sorpresa contenuta nelle nuove disposizioni. L’articolato intervento normativo, che i tecnici del ministero hanno definito “di coordinamento”, interviene con una certa decisione anche su altri fronti fiscali. Tra questi, spicca la modifica – tutt’altro che marginale – dell’imposta di bollo sui conti correnti. Dal 28 marzo, data di entrata in vigore del decreto (articolo 12 del D.L. n. 38/2026, per chi volesse verificare), l’importo fisso è stato ritoccato verso l’alto: non più le cifre consuete, bensì un addebito che per alcuni soggetti arriva a toccare i 118 euro. Una cifra, questa, che ha subito acceso i riflettori.

Bollo a 118 euro, ma solo per le persone giuridiche

Attenzione, però: l’aumento non riguarda i comuni cittadini. Per le cosiddette “persone fisiche” – e dunque per la stragrande maggioranza dei risparmiatori – nulla cambia. La tassa annuale resta ferma a 34,20 euro, viene addebitata obbligatoriamente dall’istituto di credito e scatta solo se la giacenza media annua supera i cinquemila euro. Diverso, e ben più pesante, il trattamento riservato alle “persone giuridiche”: società di capitali, associazioni, enti, fondazioni. Per questi soggetti, il nuovo bollo da 118 euro rappresenta un costo fisso immediato, a prescindere dalla consistenza del saldo. Una stangata che, secondo le prime proiezioni ufficiali, porterà nelle casse dello Stato circa 52,7 milioni di euro.

Iperammortamento e credito d’imposta, la svolta extra Ue

Non finisce qui. Il decreto fiscale 2026 introduce un cambiamento significativo anche nel sistema degli incentivi industriali, toccando due pilastri delle politiche di sostegno alle imprese: l’iperammortamento e il credito d’imposta per la Transizione 5.0. La novità più rilevante – e forse anche la più dibattuta nei circoli economici – è l’apertura dell’iperammortamento ai beni strumentali prodotti al di fuori dell’Unione europea. Fino a ieri, l’agevolazione maggiore era riservata a macchinari e tecnologie made in Ue; oggi, invece, il perimetro si allarga, con effetti che gli analisti stanno già valutando in termini di competitività. Contestualmente, il decreto ha operato un taglio al credito d’imposta legato alla Transizione 5.0, riducendone la portata per alcune tipologie di investimento. Una scelta che, come prevedibile, ha generato non poca apprensione tra gli imprenditori, i quali si trovano ora a dover ricalcolare i piani di spesa su nuovi parametri meno generosi.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.