Scuola, il tavolo dell’Aran presenta la bozza degli aumenti: in arrivo gli arretrati per 1,3 milioni di lavoratori
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Redazione Interno
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Il tavolo negoziale all’Aran, quello fissato per il pomeriggio di martedì 24 marzo 2026, rappresenta una tappa decisiva nella lunga trafila che porterà alla firma del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Istruzione e Ricerca per il triennio 2025. Dopo l’incontro di apertura dell’11 marzo, oggi la riunione – la seconda in ordine di tempo – ha come obiettivo principale la definizione dell’anticipazione economica; un passaggio, questo, che si inserisce in una sequenza procedurale già collaudata dai rinnovi sottoscritti il 18 gennaio 2024 e il 23 dicembre 2025, e che mira a chiudere la partita salariale con una rapidità senza precedenti per un comparto così complesso, che da solo conta circa 1,3 milioni di lavoratori tra docenti, personale Ata e ricercatori.
Le cifre degli aumenti e il meccanismo degli arretrati
Secondo le risorse stanziate dalla legge di bilancio 2025, che ha fissato per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego un incremento complessivo del 5,4%, l’intesa economica in via di definizione dovrebbe tradursi in un aumento medio mensile lordo di circa 143 euro per gli insegnanti e di 104 euro per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Non si tratta, tuttavia, di una cifra monolitica: la bozza di contratto presentata oggi all’Aran e anticipata da alcune testate mostra una forchetta che, per i docenti, oscilla dagli 110,16 euro lordi mensili per un insegnante della scuola dell’infanzia o primaria nei primi anni di servizio (fascia 0-8 anni) fino ai 185,38 euro previsti per un professore laureato della scuola secondaria di secondo grado con oltre 35 anni di anzianità. Per i profili più alti, come i dirigenti scolastici o i funzionari apicali, l’incremento tabellare può arrivare a sfiorare i 195 euro mensili.
La particolare architettura di questo rinnovo – che, come spiegato dall’Aran, procederà separando la parte economica da quella normativa – ha implicazioni dirette sulla liquidazione degli arretrati. Poiché il nuovo contratto copre un periodo che parte dal 1° gennaio 2025, la firma attesa per il prossimo 1° aprile farà scattare il diritto al recupero di quanto non percepito nell’anno precedente e nei primi mesi del 2026. I calcoli, sviluppati sulle tabelle in discussione, prevedono che un docente laureato della secondaria con massima anzianità possa ricevere un pacchetto di arretrati lordi superiore ai 1.200 euro, mentre per un insegnante della primaria con pochi anni di servizio la cifra si aggira intorno ai 730 euro. La stima media, come indicato dal presidente dell’Aran Antonio Naddeo, si attesta intorno ai 1.600 euro lordi a testa, una somma che con ogni probabilità verrà erogata in un’unica soluzione durante il corso dell’estate.
La procedura negoziale e il contesto del rinnovo
L’incontro di oggi assume un rilievo particolare perché, secondo quanto riportato dalla stampa, l’Aran dovrebbe mettere nero su bianco la bozza definitiva con i relativi aumenti, un documento che rappresenta il presupposto tecnico per la sottoscrizione dell’ipotesi di accordo. Il clima negoziale, nonostante le perplessità iniziali di alcune sigle sindacali sulla congruità delle risorse messe a disposizione rispetto all’erosione inflazionistica degli ultimi anni, sembra orientato verso una chiusura rapida. La FLC CGIL, pur ribadendo la necessità di colmare il differenziale stipendiale con altri settori della Pubblica Amministrazione, ha preso atto della volontà comune di procedere su questo primo step economico.
L’accelerata del governo su questo fronte è evidente se si considera che il negoziato per il comparto Istruzione, avviato solo poche settimane fa, rischia di concludersi prima di quelli di altri comparti, come le Funzioni centrali, la cui trattativa era iniziata con largo anticipo. Si tratta di un sorpasso che verrebbe sancito dalla firma prevista per il 1° aprile, una data che, se rispettata, costituirebbe di fatto un primato storico per la rapidità di chiusura di un contratto che interessa oltre un terzo dei dipendenti pubblici italiani.
L’impatto sulle buste paga e la stratificazione degli aumenti
Per comprendere appieno la portata dell’intervento economico, è utile osservare come gli aumenti si stratifichino non solo in base all’anzianità, ma anche alla qualifica e al tipo di scuola. Le tabelle circolate nelle ultime ore delineano uno scenario in cui un docente diplomato della scuola secondaria di secondo grado con 21-27 anni di servizio vedrà un incremento di circa 165 euro, mentre un collega laureato con la stessa anzianità si attesterà su cifre leggermente superiori. Nel settore universitario, l’incremento per un funzionario si aggira sui 133 euro mensili, mentre per il personale degli enti di ricerca si registrano i picchi più alti, con aumenti che per i dirigenti tecnologici superano i 460 euro.
La liquidazione degli arretrati avverrà considerando le due tranche di aumento: quella relativa al 2025 (la più contenuta) e quella scattata formalmente dal 1° gennaio 2026. Per un assistente amministrativo a inizio carriera, per esempio, l’aumento previsto per il 2025 è di circa 30 euro mensili, mentre per il 2026 sale a circa 60 euro; la somma di queste differenze andrà a comporre il conguaglio finale. Restano escluse da questa prima fase di contrattazione le indennità fisse (come la cosiddetta Rpd), la cui rideterminazione è stata rinviata al 1° gennaio 2027, un dettaglio non secondario che dimostra come la strategia adottata sia quella di concentrare le risorse a disposizione sulla voce più immediata e percepibile dai lavoratori: lo stipendio tabellare.




