Contratto della scuola, gli aumenti degli stipendi valgono fino a 463 euro in più
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Redazione Interno
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Il comparto dell’Istruzione e della Ricerca, che da solo rappresenta un terzo dell’intero pubblico impiego italiano con i suoi 1,3 milioni di lavoratori tra docenti, personale Ata e ricercatori universitari, si appresta a chiudere un’altra tornata contrattuale che, per tempistica, sembra destinata a fare scuola. La firma sulla parte economica del contratto per il triennio 2025-2027, stando alle ultime interlocuzioni all’Aran, potrebbe arrivare già il primo aprile, un traguardo che consentirebbe di rendere operativi gli incrementi in busta paga con una rapidità inedita per la macchina amministrativa.
Una cifra media che nasconde un’oscillazione sostanziale
Se l’aumento medio mensile lordo si attesta intorno ai 143 euro – una cifra che già di per sé rappresenta un segnale significativo dopo anni di consistenti ritardi nei rinnovi – è nella variazione delle cifre, a seconda della qualifica e dell’anzianità, che si legge la complessità reale del comparto. Per il personale scolastico, quello più numeroso e spesso al centro delle polemiche sulla valorizzazione professionale, gli scatti non sono uniformi: si parte da un minimo di 110,16 euro per arrivare fino a 185,38 euro lordi al mese per le fasce più alte. Una forbice che si amplia ulteriormente se si considera l’intero perimetro del comparto, dove gli aumenti possono oscillare tra poco più di cento euro e sfiorare i 463 euro, a seconda del profilo contrattuale e degli istituti accessori che verranno consolidati.
Le riunioni decisive e il quadro delle risorse
Due sono le date segnate in agenda all’Aran, il 24 marzo e il primo aprile, considerate decisive per limare gli ultimi dettagli dell’intesa con le organizzazioni sindacali. A spingere per la chiusura rapida è lo stesso ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha espresso ottimismo sulla possibilità di siglare quello che sarebbe il terzo contratto della legislatura, un risultato che non ha precedenti recenti nella gestione del pubblico impiego. Le risorse stanziate dal governo per questo adeguamento contrattuale, che copre un triennio, consentono un incremento medio delle retribuzioni pari al 5,4 per cento, un dato che le parti cercheranno di distribuire nel tentativo di recuperare il potere d’acquisto eroso dall’inflazione.
Un meccanismo che guarda al superamento del precariato
Al di là degli importi fissi che andranno a comporre lo stipendio tabellare, il rinnovo interviene in un momento in cui il ministero ha già avviato, su altri fronti, politiche di stabilizzazione massiccia del personale. L’incremento medio di 143 euro, dunque, si somma a una serie di altri interventi di carattere strutturale che hanno modificato il panorama occupazionale della scuola, riducendo progressivamente il bacino del precariato storico. Il fatto che si tratti di una trattativa avviata a dicembre e potenzialmente chiusa entro i primi mesi dell’anno rappresenta, in questo contesto, un’eccezione rispetto alla cronica lentezza che ha caratterizzato per decenni i rinnovi contrattuali della Pa, dove spesso gli accordi arrivavano a scadenza ormai ampiamente superata.




