Bonus fino a 20mila euro, l'Agenzia delle Entrate chiarisce il calcolo: valgono solo i giorni retribuiti
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Redazione Economia
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Con una risposta a interpello resa pubblica nel gennaio 2026, l'Agenzia delle Entrate è intervenuta per fornire indicazioni operative su un punto specifico della legge di bilancio 2025, chiarendo la metodologia per calcolare la somma integrativa spettante ai lavoratori dipendenti. L'agevolazione, che conferma le misure sul cosiddetto cuneo fiscale, è destinata ai percettori di redditi complessivi non superiori a ventimila euro, i quali potranno beneficiare di un esonero contributivo la cui percentuale varia tra il 4,8% e il 7,1%. La determinazione dell'importo esatto, però, richiede un passaggio preliminare, ossia il calcolo del reddito annuale teorico del lavoratore, un'operazione che ha sollevato dubbi applicativi e ha reso necessario l'intervento del fisco.
Il nodo della prorazione e il reddito teorico
La normativa, come precisato dall'Agenzia, stabilisce che per individuare la corretta percentuale di esonero da applicare al reddito effettivamente percepito, occorre prima "annualizzare" tale reddito. Questo significa che lo stipendio o la retribuzione effettivamente incassati in un determinato periodo vanno riproiettati su un arco temporale di dodici mesi, ottenendo così una cifra teorica di riferimento. È su questa base, appunto, che si stabilisce se il reddito rientra o meno nella soglia dei ventimila euro e, di conseguenza, si determina l'aliquota dell'esonero contributivo applicabile al reddito reale. Un meccanismo, questo, che mira a garantire equità di trattamento tra chi ha lavorato per l'intero anno e chi, invece, ha avuto rapporti di lavoro di durata inferiore.
La centralità dei giorni effettivamente retribuiti
Il chiarimento più rilevante contenuto nel provvedimento riguarda proprio il denominatore da utilizzare per questa operazione di prorata. L'Agenzia delle Entrate ha specificato, senza lasciare spazio ad ambiguità, che per il calcolo del reddito annuale teorico si devono considerare esclusivamente i giorni per i quali il dipendente ha effettivamente diritto alla retribuzione. Vengono quindi esclusi dal conteggio, in modo netto, tutti quei periodi non retribuiti, come le sospensioni del rapporto di lavoro non coperte da trattamento economico, i congedi non retribuiti o le assenze non retribuite per altre ragioni. La prassi, che alcuni potevano immaginare diversa, viene dunque ancorata al principio della corrispondenza tra diritto alla paga e computo del tempo utile per l'agevolazione.
Conseguenze pratiche per il trattamento in busta paga
Questa interpretazione, che potrà apparire tecnica, produce effetti molto concreti sulla busta paga dei lavoratori interessati. Un dipendente assunto a termine, ad esempio, o uno che ha fruito di un lungo periodo di aspettativa non retribuita, vedrà calcolato il proprio reddito teorico soltanto sulla base dei giorni per i quali ha percepito uno stipendio. Ciò evita che periodi di assenza dal lavoro e dalla retribuzione possano, paradossalmente, diluire il reddito teorico e far scattare un'agevolazione più alta su un reddito reale che, in proporzione, potrebbe invece essere più consistente. La direttiva dell'Agenzia, in sostanza, delinea un perimetro preciso per i datori di lavoro e per gli studi consulenti, i quali dovranno ora adeguare i propri sistemi di calcolo per riflettere fedelmente questa disposizione.




