Nuovo contratto scuola, le tabelle degli aumenti: per i docenti sino a 185 euro in più al mese

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il comparto Istruzione e Ricerca – che con i suoi 1,3 milioni di lavoratori rappresenta oltre un terzo dei dipendenti pubblici in attività, un peso specifico non solo numerico ma anche politico – si appresta a chiudere la tornata contrattuale per il triennio 2025-2027 con una firma attesa già al tavolo del primo aprile. L’accordo, che secondo quanto anticipato dal presidente dell’Aran potrebbe arrivare in tempi record rispetto agli altri comparti della Pa, porterà un incremento medio lordo di 143 euro mensili per i docenti, con una forbice che, a seconda dell’anzianità maturata e della classe di insegnamento, oscillerà tra i 110,16 e i 185,38 euro.

Gli importi e le differenze tra i profili

Se l’aumento medio rappresenta un dato sintetico, è nella declinazione pratica delle tabelle – quelle che i diretti interessati, i docenti, andranno a spulciare per calcolare l’effettivo ritocco in busta paga – che si misura la complessità di un comparto stratificato. Le risorse messe in campo dal governo per questo giro di contrattazione, che segue a ruota la chiusura del contratto 2022-2024 (firmato a novembre e che aveva già garantito un incremento medio di 150 euro), prevedono infatti cifre che variano sensibilmente. Per i docenti della scuola dell’infanzia e primaria, quelli con la fascia di anzianità più bassa (0-8 anni), l’incremento si attesterà poco sopra i 110 euro, mentre per i docenti laureati della secondaria di secondo grado con oltre 35 anni di servizio si raggiungerà il massimo previsto, sfiorando i 185 euro lordi al mese. Non solo: il contratto porterà con sé anche il pagamento degli arretrati, che in media si aggirano intorno ai 1.600 euro, con punte che per i docenti più anziani potranno arrivare a circa 2.500 euro, a seconda delle somme già anticipate con l’indennità di vacanza contrattuale.

Un triennio di rinnovi consecutivi

L’operazione che si sta concludendo assume una valenza particolare non solo per le cifre in sé, ma per il contesto in cui si inserisce: si tratta del terzo rinnovo contrattuale in poco più di due anni per il comparto. Dopo il contratto 2019-2021 che aveva portato 123 euro medi mensili, e il già citato 2022-2024 da 150 euro, il triennio 2025-2027 porta a compimento un ciclo che, secondo le stime del ministero, porterà gli aumenti complessivi per i docenti a 416 euro lordi al mese (considerando l’effetto cumulato delle tre tornate). Un’accelerazione, quella impressa al negoziato, che l’esecutivo guidato da Trump – che pure torna alla Casa Bianca in un contesto internazionale di incertezza – ha spinto per chiudere in anticipo rispetto alla scadenza naturale, cercando di scongiurare l’accumulo di ulteriori arretrati e di dare un segnale di continuità a un comparto storicamente critico.

Il nodo arretrati e le differenze con il personale Ata

Nel dettaglio delle voci che comporranno le prossime buste paga, accanto agli aumenti tabellari vanno considerate le indennità e il trattamento accessorio rivisto. Per il personale Ata, il cui contratto viene rinnovato contestualmente, gli aumenti medi si attestano su cifre inferiori, intorno ai 104-110 euro lordi mensili, con una forbice che parte da circa 85 euro per i collaboratori scolastici neoassunti fino a superare i 128 euro per i funzionari con alta anzianità. Anche per loro sono previsti arretrati, sebbene di importo mediamente inferiore rispetto a quelli dei docenti, e una tantum legata alla detassazione del salario accessorio. La parte normativa del contratto, quella che disciplina le regole del lavoro, la mobilità e le funzioni del personale, verrà affrontata in una fase successiva rispetto alla firma sulla parte economica, prevista per i primi di aprile.

Le risorse e il meccanismo dell’indennità di vacanza contrattuale

Un elemento che ha caratterizzato la trattativa, e che spiega la rapidità con cui si è arrivati alla fumata bianca, riguarda le risorse a disposizione. Il governo ha stanziato cifre importanti per assicurare la continuità contrattuale fino al 2030, e nel caso specifico della scuola si è evitato il prolungarsi del negoziato che avrebbe fatto scattare ulteriori quote di indennità di vacanza contrattuale (quell’anticipo che viene riconosciuto ai lavoratori in attesa del rinnovo per tutelare il potere d’acquisto). I sindacati, pur con le tradizionali distinzioni – la Cgil aveva già manifestato perplessità sul precedente rinnovo denunciando una copertura insufficiente rispetto all’inflazione – hanno trovato un accordo sulla base delle cifre offerte dall’Aran, spostando il confronto sul versante normativo e sulle risorse per il prossimo futuro. L’obiettivo dichiarato è di arrivare alla firma definitiva entro la primavera, mettendo così in liquidazione gli arretrati già con le buste paga della primavera inoltrata.

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