Governo frena sulle polizze catastrofali, ma la proroga per le piccole imprese è solo di tre mesi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'obbligo di dotarsi di una polizza contro i rischi catastrofali, quelli derivanti da eventi come terremoti, alluvioni o frane, subisce un'ulteriore, seppur breve, torsione. Il governo, dopo aver già differito il termine per alcune categorie di aziende, ha infatti deciso di ridurre la durata della proroga inizialmente ventilata, fissandola al 31 marzo 2026. Una scelta che, se da un lato concede un respiro – seppur minimo – a quel vastissimo tessuto di micro e piccole imprese che ancora non si sono adeguate, dall'altro mantiene una pressante incertezza sul quadro definitivo. La normativa, com'è noto, è già operativa per le grandi e medie imprese, mentre per le realtà più piccole il termine originario era scaduto con la fine dello scorso anno, prima di essere sospeso.

Il nodo degli incentivi e la differenza tra contributi

A complicare ulteriormente il quadro, interviene il recente decreto legislativo che ha legato la stipula della polizza all'accesso a una serie di agevolazioni pubbliche. Il provvedimento, secondo quanto stabilito, introduce una distinzione fondamentale tra i vari tipi di incentivi. Per quelli erogati senza un'istruttoria, come alcune forme di sgravi fiscali o contributivi a domanda, la mancanza della copertura assicurativa non preclude la possibilità di ottenere il beneficio. Diverso è il discorso per gli incentivi che richiedono, per loro natura, una valutazione istruttoria approfondita da parte dell'amministrazione concedente: in questi casi, la polizza catastrofale diventa un requisito necessario, una condizione senza la quale la pratica non può nemmeno essere presa in considerazione. Una differenza, questa, che rischia di creare non poca confusione tra gli imprenditori, chiamati a districarsi tra norme tecniche e scadenze ravvicinate.

Le perplessità dal mondo dell'artigianato

Proprio la confusione normativa è al centro delle critiche sollevate dalle associazioni di categoria, le quali denunciano una mancanza di chiarezza che penalizza la programmazione delle aziende. Come sottolineato da un rappresentante di Confartigianato, permangono dubbi sostanziali su quali imprese saranno effettivamente coinvolte dalla proroga: se essa riguarderà l'universo nel suo complesso delle piccole e micro imprese, che spesso affrontano le difficoltà oggettive di una burocrazia complessa e di costi aggiuntivi, o se invece verranno esclusi determinati settori, come previsto in una prima bozza della norma. Questa ambiguità di fondo, unita alla brevità del rinvio concesso, lascia poco spazio alla serenità operativa, costringendo gli artigiani e i piccoli commercianti a un'attesa carica di interrogativi.

Una tregua breve e i problemi aperti

La decisione di accorciare la proroga a soli tre mesi aggiuntivi segnala, in definitiva, la volontà di non rinviare ulteriormente l'applicazione piena dell'obbligo, pur riconoscendo le difficoltà pratiche nella sua implementazione. Il periodo che separa dall'ormai prossima scadenza di marzo dovrà essere utilizzato dalle imprese non solo per adempiere, ma anche per comprendere appieno le conseguenze dell'inosservanza, specialmente in relazione al complesso mondo degli incentivi pubblici. Resta infatti chiaro il principio per cui, al di là delle proroghe, il legislatore intende usare l'accesso al credito d'imposta e ai contributi a fondo perduto come una leva per spingere verso l'adozione di queste coperture, considerate uno strumento di tutela non solo del singolo esercizio ma dell'intero sistema economico di fronte a eventi imprevedibili e devastanti.

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