Occupazione frena per donne e giovani, ma il governo difende i risultati
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Redazione Economia
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Mentre si avvicina l’incontro dell’8 maggio a Palazzo Chigi sulla sicurezza sul lavoro, l’Istat diffonde i nuovi dati sull’occupazione, che segnalano un rallentamento. A marzo si contano 16 mila posti in meno, con un calo concentrato tra le donne (-0,3%) e i giovani under 35 (-1,4%). Il tasso di disoccupazione, dopo il minimo del 5,9% di febbraio, risale al 6%, ma la situazione peggiora per alcune categorie: quello femminile si attesta al 6,5%, mentre tra i 15-24 anni balza al 19%, superando di quasi cinque punti la media europea (14,5%).
Se da un lato diminuiscono gli inattivi – segno che più persone cercano lavoro – dall’altro crescono le critiche sulle politiche del governo. La premier Giorgia Meloni ribadisce che, sotto la sua guida, i salari hanno ripreso a crescere dopo anni di stagnazione. «Tra il 2013 e il 2022, in Europa il potere d’acquisto aumentava del 2,5%, mentre in Italia calava del 2%», ha ricordato, sottolineando una presunta inversione di tendenza. Le statistiche sulle retribuzioni contrattuali, tuttavia, mostrano un quadro più complesso, con aumenti ancora limitati e disomogenei tra settori.
A pesare sono soprattutto le fragilità strutturali: l’occupazione femminile, nonostante lievi miglioramenti negli ultimi anni, resta indietro, mentre quella giovanile – con un tasso di disoccupazione quasi doppio rispetto alla media Ue – continua a essere un nodo irrisolto. Tra gli over 50, invece, si registra un incremento, sintomo di un mercato del lavoro che invecchia senza riuscire a integrare le nuove generazioni.




