A Garlasco si apre l’incidente probatorio sul caso Poggi: si riparte dal Dna

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è aperto oggi a Milano, nella questura di via Fatebenefratelli, il maxi incidente probatorio voluto dalla gip di Pavia Daniela Garlaschelli per riesaminare i reperti del delitto di Chiara Poggi, la giovane uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. Un passaggio cruciale, a quasi 18 anni dai fatti, che potrebbe riscrivere – o confermare – quanto emerso nelle indagini e nei processi che hanno portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi.

Al centro delle nuove analisi, come spesso accade in casi di questa natura, ci sono le tracce biologiche. «Si parte dal Dna», spiegano fonti vicine all’inchiesta, sottolineando che l’esito dipenderà dalla possibilità di applicare tecniche più avanzate rispetto a quelle disponibili all’epoca. Ma prima ancora, i periti dovranno verificare che sia stata rispettata la catena di conservazione dei reperti, un requisito essenziale per garantirne l’integrità.

Tra i consulenti chiamati a partecipare c’è Luciano Garofano, ex comandante dei Ris di Parma durante le prime indagini e oggi al fianco della difesa di Andrea Sempio, l’altro indagato nella riapertura del caso. «Credo nell’innocenza di Sempio fino a prova contraria», ha dichiarato Garofano prima di entrare in questura, aggiungendo di non aspettarsi «risultati eclatanti». Una posizione netta, che riflette lo scetticismo di chi considera ormai chiusa la vicenda dopo la sentenza definitiva contro Stasi.

Dall’altra parte, l’avvocato di Stasi – difeso dallo studio legale Taccia-Lovati – ha invece parlato di «prove mai analizzate a fondo», esprimendo fiducia nel riesame. «Sono convinta che emergeranno elementi nuovi», ha affermato senza entrare nei dettagli, lasciando intendere che l’incidente probatorio potrebbe riservare sorprese.

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