Cortina, l'urgenza delle Olimpiadi e il peso delle incompiute

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Mentre il cronometro avanza inesorabile verso l'appuntamento del 2026, la partita delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina si gioca ormai su un doppio binario, fatto di promesse di sostenibilità e di un'insidiosa realtà di cantieri in ritardo. Se da un lato, infatti, gli organizzatori sottolineano con enfasi i progressi compiuti verso un evento che si annuncia come il più equilibrato nella rappresentanza di genere e con un'ambiziosa eredità culturale per le scuole, dall'altro la cartina di tornasole offerta dal territorio di Cortina d'Ampezzo, che di quel mega-evento è uno dei fulcri, racconta una storia diversa e preoccupante. La celebre località dolomitica, la cui candidatura nel 2019 prevalse su quella di un rivale considerato modesto, si ritrova infatti a fare i conti con una gestione dei preparativi che, a poco più di un anno dalla cerimonia di apertura, sconta il macroscopico ritardo di ventidue opere su venticinque previste, un dato che getta un'ombra lunga sulla reale capacità di rispettare tutti gli impegni assunti.

Le critiche del Cai e il nodo della trasparenza

Proprio questa discrasia tra gli annunci e lo stato dei fatti alimenta le critiche più severe, come quelle avanzate dal Cai Alto Adige, il quale parla apertamente di "Giochi insostenibili" denunciando una serie di criticità che spaziano dall'impatto ambientale alla trasparenza delle procedure. Il club alpino, il cui allarme sarà al centro di un incontro pubblico organizzato dalla rete Open Olympics 2026 Altoatesina, punta il dito su una pianificazione giudicata opaca e su costi che rischiano di ricadere sulla collettività, sollevando dubbi sostanziali sulla credibilità dell'intero progetto. Questioni che toccano, in fin dei conti, il cuore stesso della legittimità di un evento di tale portata, il quale non può esimersi, soprattutto in un'epoca di crescente sensibilità ecologica, da un rigoroso scrutinio sulla sua reale impronta e sulla sua gestione finanziaria.

La corsa ai ripari e il ricorso al subappalto

Di fronte a questo quadro, l'apparato commissariale e le imprese coinvolte tentano una corsa contro il tempo, ricorrendo a meccanismi straordinari previsti dalla normativa per sbloccare situazioni di stallo. È il caso, emblematico, della riqualificazione dell'ex stazione ferroviaria di Cortina, dove l'esigenza inderogabile di consegnare un nuovo commissariato di polizia e i suoi posti auto ha portato a un'autorizzazione per un "subappalto a cascata". La cordata di imprese incaricata ha così potuto suddividere ulteriormente le commesse, affidando i lavori strutturali del parcheggio a un'ulteriore ditta nel tentativo di recuperare i tempi perduti, una pratica che, sebbene legale, evidenzia la pressione estrema sotto la quale si opera e suscita interrogativi sulla tracciabilità complessiva della filiera.

Il bilancio tra legacy promessa e rischi concreti

Il rischio, come spesso accade per eventi di questa magnitudine, è che la retorica della "legacy", ovvero dell'eredità positiva lasciata al territorio, venga erosa dalle contingenze di un'organizzazione affannosa. Se da un lato, infatti, la Fondazione Milano Cortina 2026 pubblica rapporti di sostenibilità e promuove programmi educativi di vasta portata, dall'altro l'immagine che arriva dai cantieri è quella di una gara disperata contro il calendario. Un contrasto stridente che finisce per offuscare i meriti indubbi dell'operazione, primo fra tutti quello di aver portato i Giochi in Italia, e che impone una riflessione sulla capacità del sistema-paese di gestire progetti complessi senza sacrificare trasparenza, rispetto degli ecosistemi e, in ultima analisi, la fiducia dei cittadini che di quell'evento dovrebbero essere i primi beneficiari.

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