Opere incompiute e non solo: i rischi del dopo-Olimpiadi a Cortina
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Redazione Sport
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L’importante è partecipare, ci ha spiegato De Coubertin, padre delle moderne Olimpiadi, un principio sacrosanto che, tuttavia, necessita di una doverosa aggiunta: conta enormemente anche il come si partecipa. Cortina d’Ampezzo, che raggiunse il primo obiettivo nel 2019 aggiudicandosi – con una competizione non proprio agguerrita – i Giochi invernali del 2026, si presenta ora alla prova dei fatti con una zavorra costituita da ritardi e incompiute che gettano un’ombra lunga sul futuro dell’intero territorio. La corsa contro il tempo, espressione forse abusata ma qui più che mai pertinente, si fa infatti serrata a pochi settimane dall’avvio della manifestazione, mentre le cronache giudiziarie e le inchieste giornalistiche continuano a sollevare interrogativi spinosi sui cantieri e sulle procedure.
Il nodo della funivia: prescrizioni e precedenti inquietanti
Un caso emblematico, tornato di stretta attualità, è quello della cabinovia Apollonio-Socrepes, infrastruttura cruciale per i flussi olimpici e per la mobilità futura della conca ampezzana. Su di essa, come ha recentemente ricordato un servizio televisivo di inchiesta, gravano non solo quattordici prescrizioni tecniche da rispettare in fretta e furia per un collaudo che slitta ormai a fine gennaio, ma anche una serie di ombre legate agli attori coinvolti nella sua realizzazione. L’affidamento diretto a un’impresa di dimensioni contenute, già oggetto di attenzione da parte della magistratura in passato, e il ricorso a una fornitura di un’azienda straniera legata a un grave incidente del settore, pongono questioni di metodo che vanno ben oltre la semplice urgenza dei tempi. A ciò si sommano, e non sono di poco conto, le preoccupazioni per la stabilità del suolo, segnalate da fratture nel terreno che hanno alimentato i ricorsi dei residenti, i quali, respinti in primo grado, attendono ora il verdetto del giudice amministrativo di ultima istanza.
Il quadro generale: un piano di opere largamente in divenire
Se il caso della funivia è il più discusso, il quadro complessivo che emerge dai monitoraggi del settore delle costruzioni è ancor più allarmante e delinea un’eredità di cantieri aperti che si protrarrà ben oltre la fiamma olimpica. Dei venticinque interventi previsti nella regione Veneto, infatti, soltanto tre possono dirsi conclusi, una di queste è la pista di bob che ha fatto molto parlare di sé. Una parte, circa il quaranta per cento, si trova in fase di esecuzione con l’obiettivo, peraltro non certo per tutti, di chiudere i lavori tra dicembre e gennaio, cioè a giochi praticamente iniziati. Una fetta consistente, tuttavia, pari a più di un quarto del totale, è ferma alla fase progettuale, il che rende evidente come molti di questi lavori, presentati come necessari per l’evento, finiranno per essere utilizzati solo molto dopo, quando la gran parte dei riflettori si sarà spenta.
L'eredità dei giochi: opere destinate a un futuro lontano
Il dato più significativo, e forse il più preoccupante per chi vive quei luoghi, riguarda proprio la scadenza temporale di molte di queste infrastrutture. La quota rimanente delle opere in esecuzione, infatti, vedrà il suo completamento in una data ben successiva al febbraio 2026, con alcune – come importanti interventi sulla viabilità – programmate addirittura per il 2032. Questo divario tra la retorica della necessità olimpica e la realtà di cantieri a tempo indeterminato solleva legittime domande sulla pianificazione e sulla sostenibilità dell’intero progetto, lasciando intendere che la vera sfida per Cortina e per il Veneto non sarà soltanto organizzare due settimane di sport, ma gestire un dopo pieno di incompiute il cui impatto sul territorio e sulla sua economia è tutto da valutare.




