Svolta sui mercati dopo il dietrofront di Trump su dazi e Groenlandia
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Redazione Economia
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Una schiarita improvvisa, destinata a riaccendere gli animi degli investitori dopo giorni di incertezza, ha spazzato i mercati finanziari europei, i quali hanno archiviato una seduta di netto rialzo. La svolta, che ha trovato immediata traduzione nei numeri degli indici, è giunta direttamente dalla politica internazionale, con un doppio segnale proveniente dalla Casa Bianca. Da un lato, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha infatti operato un significativo dietrofront riguardo all'imposizione di nuovi dazi verso alcune economie europee, una minaccia che aveva a lungo appesantito gli scambi. Dall'altro, è stato raggiunto un accordo preliminare, per quanto riguardoso dei delicati equilibri geopolitici, sulla spinosa questione della Groenlandia, che aveva creato non poche tensioni diplomatiche.
Il rimbalzo di Milano e i settori in evidenza
L'effetto combinato di queste due notizie, accolte con sollievo dalle piazze, ha dato il via a un vigoroso rimbalzo dell'azionario. Piazza Affari, in particolare, ha riconquistato con decisione la soglia psicologica dei 45.000 punti, portando il Ftse Mib a chiudere con un progresso dell'1,36%, che alcuni dati confermano essere addirittura superiore, attestandosi a un +1,4%. A trainare la ripresa sono stati soprattutto i settori più sensibili alle dinamiche commerciali, che avevano patito in misura maggiore le incertezze delle scorse sessioni. L'automotive e, soprattutto, il comparto tecnologico hanno ritrovato slancio, quest'ultimo sostenuto anche dalle ottimistiche dichiarazioni rilasciate dal numero uno di Nvidia, Jensen Huang, la cui voce è considerata un autorevole termometro per le sorti dell'intero settore. In testa al listino milanese hanno figurato, tra gli altri, Buzzi e Nexi, mentre il tono conciliante sul fronte internazionale ha inevitabilmente penalizzato i titoli legati alla difesa.
Il crollo dei titoli della difesa e l'andamento delle materie prime
Proprio l'allentamento delle tensioni, seppur con le cautele del caso, ha prodotto un contraccolpo immediato e brusco sui valori del comparto aerospaziale e militare, tradizionalmente sensibili a ogni oscillazione del clima geopolitico. Leonardo e Fincantieri hanno registrato perdite molto significative, segnando rispettivamente un -3,1% e un crollo più marcato, a dimostrazione di come il sentiment degli operatori si sia rapidamente spostato. Parallelamente, anche il quadro delle materie prime ha risentito del nuovo scenario. Il petrolio e il gas hanno infatti perso terreno, mentre l'oro, pur rallentando la sua corsa dopo i recenti massimi, ha mantenuto quotazioni elevate, a indicare che una certa propensione alla copertura dal rischio permane nonostante l'ondata di ottimismo.
Il contesto valutario e le parole del presidente Usa
Completa il quadro finanziario una rivalutazione dell'euro rispetto al dollaro, movimentazione che spesso accompagna fasi di distensione negli scambi transatlantici. Tuttavia, la giornata non è stata priva di ombre, le quali lasciano intendere che la strada per una normalizzazione completa rimane accidentata. Il presidente Trump, pur avendo sospeso l'introduzione dei dazi, ha accompagnato la sua decisione con un avvertimento perentorio, promettendo quelle che ha definito "grandi ritorsioni" qualora i paesi europei avessero venduto asset statunitensi in risposta alle precedenti minacce commerciali. Una dichiarazione, questa, che introduce un elemento di condizionalità e tiene alta l'attenzione sulle prossime mosse, limitando per il momento ogni eccesso di euforia tra gli operatori.




