Roma, mobilitazione permanente a Spin Time contro il rischio sgombero

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un presidio continuativo è stato avviato dagli attivisti di Spin Time, la struttura di dieci piani in via Santa Croce in Gerusalemme occupata dodici anni fa, per opporsi a un'ordinanza di sgombero. Nell'edificio, che ospita oltre quattrocento persone di venticinque nazionalità diverse – fra le quali si contano centosette minorenni – la vita ha costruito negli anni un complesso progetto abitativo e sociale. "Inizia oggi una mobilitazione permanente per dire no allo sgombero", ha dichiarato Andrea Alzetta, portavoce del collettivo, sottolineando il valore di un'esperienza che dà voce a migranti, precari e a quanti, generalmente esclusi, faticano ad arrivare a fine mese.

Un'ampia adesione all'assemblea pubblica

La decisione di intensificare la protesta è giunta al termine di un'assemblea pubblica che ha richiamato, nel primo pomeriggio, almeno un migliaio di partecipanti. Davanti all'ex palazzo Inpdap, via Santa Croce si è trasformata in una piazza animata, percorsa da una catena umana che ha simbolicamente abbracciato l'edificio. Alla manifestazione hanno aderito nuclei familiari con bambini, gruppi scout, rappresentanti di sigle sindacali e realtà associative come Arci, Cnca, Luch, Mediterranea e Nonna Roma, creando un coro composito ma unito nell'intento di sostenere quello che molti definiscono un "bene comune".

Il sostegno politico e istituzionale

Tra le voci istituzionali, Marta Bonafoni – consigliera regionale del Lazio e coordinatrice della segreteria nazionale del Partito Democratico – ha preso parte all'incontro, esprimendo in una nota successiva "piena solidarietà" all'iniziativa. Bonafoni ha definito Spin Time un "presidio sociale e culturale per l’intera città", evidenziando come la mobilitazione odierna rappresenti un momento significativo di coinvolgimento civico. La sua presenza, insieme a quella di altri delegati, sottolinea la rilevanza politica di una vicenda che interroga le amministrazioni sulle politiche abitative e di inclusione.

La complessità di un'esperienza radicata

La permanenza del progetto in un edificio di proprietà pubblica, durata ormai più di un decennio, pone questioni intricate di natura legale e di governance urbana. Gli abitanti e i sostenitori rivendicano, oltre al diritto all'abitare, il lavoro svolto in tutti questi anni per rigenerare uno spazio altrimenti abbandonato, trasformandolo in un hub di attività e mutuo soccorso. La minaccia di sgombero, percepita come imminente, ha dunque catalizzato energie e riportato l'attenzione su una realtà che, con le sue luci e ombre, costituisce un caso emblematico nel dibattito romano sull'uso degli immobili pubblici e sulla risposta al disagio abitativo.

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