La riforma sulla caccia di Lollobrigida scatena polemiche: "Un salto indietro di trent’anni"
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Redazione Interno
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Il governo Meloni, attraverso il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, sta preparando una riforma che stravolge la legge 157 del 1992, quella che regola la caccia in Italia. Un cambiamento radicale, definito da più parti "un ritorno al Medioevo", perché eliminerebbe gran parte dei vincoli temporali e territoriali oggi esistenti, lasciando mano libera ai cacciatori. Il Wwf, in occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità, ha lanciato un appello alla premier: "Fermi una legge contro natura".
Secondo gli ambientalisti, il disegno di legge trasformerebbe gli animali selvatici da "patrimonio collettivo" a semplice bersaglio, svuotando di senso decenni di tutela. "Si tratta di un dietrofront inaccettabile", denunciano, sottolineando che l’Italia, già in ritardo nella protezione della fauna, rischierebbe di peggiorare una situazione già critica. Non si parla più di equilibrio ecologico, ma di concessioni illimitate, con stagioni venatorie potenzialmente infinite e divieti sempre più labili.
Dall’altra parte, il mondo venatorio applaude. Le principali associazioni di cacciatori – Federcaccia, Enalcaccia, Arcicaccia e altre – sostengono che la riforma sia "coraggiosa e necessaria", rispondendo a quella che definiscono "un’emergenza". L’assessore alle Politiche agricole della Calabria, Salvatore Micone, parla di "passo determinante", mentre la Cabina di Regia del settore accusa gli oppositori di diffondere "falsità ideologiche".




