Piana del Sole, la deflagrazione che ha riscritto la geografia di un’ex borgata

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono le 12.50 di ieri, domenica, quando un boato squarcia il silenzio di via Tavagnasco, nel lembo di Roma che sfiora Fiumicino, e per chi si trovava in quel fazzoletto di case – tra campi di grano e piccoli canali – il suono non lascia spazio a dubbi: «sembrava scoppiata la guerra». A raccontarlo, più tardi, saranno gli stessi residenti, quelli che dopo aver sentito il fischio assordante hanno attraversato la nuvola di fumo nero per prestare soccorso. La violenza della deflagrazione, originata dall’esplosione di due bomboloni di Gpl interrati sotto il cortile del villino al civico 44, ha polverizzato la struttura, riducendola a un cumulo di macerie da cui spuntano solo i pilastri portanti. L’onda d’urto, devastante, ha fatto crollare l’abitazione accanto e gravemente lesionato una terza, trasformando detriti e frammenti di vetro in proiettili scagliati fino a cento – alcuni testimoni parlano di trecento – metri di distanza, danneggiando auto in sosta e le facciate delle case circostanti.

Sotto quelle macerie, nella palazzina al civico 44, si trovavano Chiara e Michele De Bari, rispettivamente di 84 e 86 anni, che si apprestavano a pranzare. Lui, miracolosamente in piedi nonostante lo scoppio, è stato il primo ad essere tratto in salvo dai vicini accorsi; lei, invece, è stata ritrovata sotto il peso della vasca da bagno, finita nel salone centrale dopo essere stata scagliata via dall’esplosione. I soccorritori – vicini di casa, italiani e stranieri, che hanno agito in una gara contro il tempo – l’hanno adagiata su una porta improvvisata a barella per portarla fuori tra le fiamme che già cominciavano a divampare da una buca nel terreno. La donna, cosciente ma con la testa ustionata e i capelli bruciati, è stata affidata insieme al marito al personale del 118: entrambi sono stati trasportati in codice rosso all’ospedale Sant’Eugenio, dove lei è ricoverata nel reparto grandi ustionati e lui in osservazione in chirurgia.

Un bilancio provvisorio tra macerie, inagibilità e indagini in corso

Al termine delle operazioni di soccorso, coordinate dai vigili del fuoco che hanno impiegato unità cinofile per escludere la presenza di altre persone sotto i detriti, il quadro dei danni si è fatto più chiaro. Undici le unità abitative dichiarate inagibili, un numero che costringe 29 persone a cercare un tetto alternativo: la maggior parte di loro ha trovato ospitalità da parenti o amici, mentre per i due coniugi feriti e per un’altra famiglia il Comune di Roma e l’XI Municipio hanno attivato le procedure per l’assistenza alloggiativa. Sul posto, nel pomeriggio, è giunto il sindaco Roberto Gualtieri, che ha voluto ringraziare gli operatori impegnati nello spegnimento delle piccole fiamme residue e nella messa in sicurezza dell’area, definendo l’accaduto come un’esplosione «di una potenza impressionante».

L’attenzione ora si sposta sulle indagini, affidate alla polizia scientifica e al commissariato San Paolo, che stanno cercando di ricostruire la dinamica precisa di quanto accaduto in quella che era una zona un tempo segnata dall’abusivismo edilizio, ma regolarizzata a partire dagli anni Duemila. Secondo le prime informazioni fornite dal sindaco, le villette coinvolte – compresa quella dei coniugi De Bari – sono costruzioni relativamente recenti, risalenti a circa sette anni fa e in regola con le normative, sollevando interrogativi sulla manutenzione e sullo stato dei due serbatoi interrati di Gpl. I tecnici stanno esaminando l’impianto per accertare se all’origine dell’esplosione ci sia stata una perdita di gas, un malfunzionamento delle bombole o eventuali criticità legate all’ultimo rifornimento effettuato. In attesa dei risultati dei rilievi, la procura di Roma ha aperto un fascicolo per fare luce su quanto accaduto.

La testimonianza dei soccorritori e la paura degli sfollati

A tenere insieme i frammenti di quella domenica di fine marzo sono le voci di chi ha vissuto l’inferno a pochi metri da casa. Christian Binetti, 49 anni, abita in via Demonte e racconta di essere corso verso il boato: «Ho attraversato la nuvola di fumo, ho trovato il signore Michele in piedi e l’abbiamo fatto sedere su alcuni mattoni, ma lui continuava a ripetere che la moglie era ancora dentro». È stato proprio Binetti, insieme ad altri residenti, a individuare la donna sotto la vasca da bagno e a utilizzare una porta come barella per estrarla dalle macerie. «Aveva la testa ustionata – ricorda – i capelli completamente bruciati, come se avesse sopra della guaina liquida». Non distante, Cristiano Vittorianu, che vive al civico 35, descrive lo scenario che ha trovato dopo essersi precipitato fuori: «Lei dormiva quando è successo, il botto l’ha terrorizzata», dice indicando la moglie che ancora trema; la loro casa è tra quelle dichiarate inagibili, e per la notte non sanno dove andare.

Tra gli sfollati c’è anche Anna Maria Giovannangeli, la cui sorella Cinzia racconta di una fuga quasi provvidenziale: «Mia sorella era uscita da dieci minuti, i suoi figli erano a votare per il referendum. La facciata laterale di casa è distrutta, dentro non restano che macerie». A rimanere ferito, nel crollo, anche un cane rimasto all’interno dell’abitazione, riportando solo un piccolo taglio. A rendere ancora più amaro il bilancio per questa famiglia è il dolore recente: il marito di Anna Maria era morto appena tre settimane fa, e ora si ritrova a fare i conti con una casa ridotta in ruderi. La stessa Cinzia ammette di aver avvertito il boato mentre si trovava a circa otto chilometri di distanza, un dettaglio che restituisce la violenza di una deflagrazione che ha fatto tremare i vetri delle finestre e piegato gli infissi in un raggio di centinaia di metri.

Un territorio sospeso tra metropoli e campagna, segnato dalla fragilità

Piana del Sole, quella che un tempo era una borgata sorta in maniera spontanea e abusiva negli anni Settanta, oggi appare come un territorio ibrido, dove villette curate a due piani si alternano ancora a campi di grano attraversati da canali di scolo. Il condono edilizio dei primi Duemila aveva in gran parte ricomposto il mosaico urbanistico, restituendo legalità a molte costruzioni, ma l’esplosione di ieri riporta alla luce una fragilità strutturale che non riguarda solo i singoli edifici, ma l’intero sistema di manutenzione del costruito. I residenti parlano di un boato che sembrava una bomba, e non è un caso che molti, per la vicinanza all’aeroporto di Fiumicino e per il contesto storico, abbiano inizialmente pensato a un attentato.

Ma dietro la paura immediata c’è ora la realtà concreta degli sfollati, delle undici case sbarrate dai sigilli dei vigili del fuoco, dei detriti ancora sparsi sull’asfalto e dei vetri delle auto che dovranno essere sostituiti. Mentre la polizia scientifica continua i rilievi per determinare se l’impianto di Gpl fosse a norma e se siano state rispettate le scadenze per la manutenzione periodica, il quartiere cerca di riorganizzarsi. I parenti dei feriti attendono aggiornamenti dai medici del Sant’Eugenio, dove la prognosi per la coppia di anziani resta riservata, mentre chi ha perso temporaneamente la casa cerca una sistemazione, confidando nelle promesse di assistenza arrivate dal Campidoglio. Quello che resta, in attesa della relazione che la procura riceverà nei prossimi giorni, è un paesaggio ferito, con tre palazzine ridotte a scheletri e la consapevolezza che per molti il ritorno alla normalità sarà un percorso lungo e pieno di ostacoli.

Meta description: Esplosione di GPL a Piana del Sole: due anziani gravi, 29 sfollati e 11 case inagibili. Indagini della polizia sulla manutenzione dei serbatoi interrati.

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