Un’eredità di mille euro: come la guerra in Iran ha riscritto i prezzi in Italia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Due mesi. È il tempo che è servito al conflitto in Iran, scatenato dall’amministrazione Trump in accordo con Israele, per trasformarsi in una stangata silenziosa ma implacabile per i consumatori italiani. L’analisi condotta dal Codacons sugli ultimi rilevamenti Istat non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche: il valore delle vendite al dettaglio, in particolare nel comparto alimentare, cresce quasi al triplo rispetto ai volumi. Tradotto in termini meno tecnici, significa che gli italiani, portando a casa la stessa spesa di febbraio, pagano oggi un conto salatissimo, dove il costo aggiuntivo è interamente divorato dalla crisi geopolitica.

Il conto economico di un conflitto lontano

Secondo le elaborazioni dell’associazione dei consumatori, l’effetto combinato dei rincari – dai carburanti alle materie prime – determina un aggravio medio annuo che sfiora i mille euro a nucleo familiare. Un dato, quest’ultimo, che fotografa una realtà concreta: il “caro-prezzi” non è più un’emergenza settoriale, ma una variabile strutturale dei bilanci domestici. L’inflazione, ad aprile, ha segnato un deciso balzo verso il 2,8%, se non addirittura il 3% come segnalato da alcune rilevazioni territoriali, spinte verso l’alto dall’impennata dei beni energetici non regolamentati che hanno invertito bruscamente la loro corsa. Se a marzo si respirava ancora una timida aria di stabilizzazione, la crisi nel Golfo Persico ha agito da detonatore, scaricando gli effetti sui trasporti e, di riflesso, sul costo delle merci.

La spirale dei trasporti e l’effetto serra sulle bollette

Non stupisce, quindi, che i rialzi più violenti si registrino proprio alla voce “mobilità”. I combustibili liquidi, cuore pulsante della logistica nazionale, hanno subito un incremento superiore al 38% in appena sessanta giorni. Il gasolio, in particolare, risulta aumentato del 23%, mentre i biglietti aerei per rotte internazionali hanno visto lievitare i loro listini del 18,2%. A ciò si aggiunga l’effetto domino sulle utenze domestiche: il gas costa ora il 13% in più rispetto a prima dell’escalation, mentre l’energia elettrica è salita del 5,2%. Un quadro, questo, che mette in seria difficoltà non solo le automobili private, ma l’intera filiera della distribuzione, dove ogni passaggio di stock si riflette direttamente sul prezzo esposto sugli scaffali.

Quando la frutta diventa un lusso: l’impatto sull’ortofrutta

L’incidenza del conflitto si misura con particolare crudezza nel reparto ortofrutta, storicamente il termometro del potere d’acquisto. Il Codacons ha censito rincari a doppia cifra per prodotti un tempo considerati comuni: i legumi segnano un +9,9%, mentre ortaggi come peperoni, melanzane e zucchine toccano l’8,6%. Ancor più emblematico il caso della piccola frutta – mirtilli, lamponi e ribes – i cui prezzi sono schizzati verso l’alto del 16,1%. Una tendenza, quest’ultima, che incrocia i dati diffusi da Confcommercio, specie per quanto riguarda le regioni a reddito più basso come il Sud Sardegna, dove famiglie e imprese segnalano già una flessione della domanda per i beni non essenziali.

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