Banche e governo, Patuelli difende il settore: "La tassazione è già oltre il 50%"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il presidente dell'Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli, è intervenuto con toni decisi a commento del contributo straordinario che il governo ha inserito in manovra per banche e assicurazioni, delineando una posizione che, pur dichiarandosi estranea alla polemica politica, contesta apertamente le premesse economiche della misura. Patuelli ha infatti sottolineato come gli istituti di credito siano già attivi in una moltitudine di iniziative a carattere sociale, specialmente in circostanze di emergenza nazionale, un fatto che, a suo dire, dimostra la sensibilità del settore al di là degli obblighi di legge. L'argomento centrale della sua riflessione ruota attorno al carico fiscale, che egli definisce già "nettamente superiore al 50%" se si considerano globalmente tutte le imposte che gravano sui redditi lordi e sui dividendi distribuiti agli azionisti, una percentuale che, a suo avviso, renderebbe la nuova tassa un'ulteriore e ingiustificata penalizzazione.

Le crisi e l'onere sopportato dal sistema

Oltre alla questione puramente tributaria, Patuelli ha voluto richiamare alla memoria la gestione delle crisi bancarie degli ultimi anni, affermando che "tutte le crisi bancarie italiane, salvo una", un chiaro riferimento al caso Monte dei Paschi di Siena, "sono state affrontate con risorse delle banche concorrenti". Questo principio, secondo quanto dichiarato, si sarebbe applicato persino al recente episodio della Banca Popolare di Bari, la quale, ha precisato, è stata poi nazionalizzata dopo un operazione di risanamento che è costata circa un miliardo di euro alle altre banche. In questo quadro, che egli dipinge come un sistema di mutua garanzia e di autodifesa, le difficoltà sono state superate attingendo a risorse interne al comparto, senza quindi pesare sulla collettività, in "anni di enormi perdite" e di "nove anni e mezzo di tassi a zero" che hanno messo a dura prova la redditività degli istituti.

La replica politica e la questione dello spread

Alle osservazioni di Patuelli è seguita una replica immediata e durissima da parte della Lega, che ha definito "irritanti" le dichiarazioni del presidente dell'Abi e ha rilanciando con l'intenzione di far pagare "ancora di più" al settore. Questo scambio di battute, per quanto aspro, non ha indotto Patuelli a entrare nel merito della polemica, preferendo egli mantenersi su un piano tecnico e fattuale. Sempre in quest'ottica, ha anche affrontato il tema dello spread, sminuendone l'impatto diretto sulla solidità degli istituti di credito e attribuendo piuttosto il suo recente abbassamento al deterioramento dei titoli di stato tedeschi, un fattore esterno che avrebbe influenzato la metrica indipendentemente dalla situazione specifica italiana.

La distinzione fondamentale tra ricavi e utili

Un altro punto cardine della difesa di Patuelli risiede nella netta distinzione tra i ricavi lordi e gli utili netti, una differenza che, a suo parere, viene spesso trascurata nel dibattito pubblico, portando a una percezione distorta della reale capacità di guadagno delle banche. "I numeri da esaminare sono quelli già tassati", ha affermato, insistendo sul concetto che solo un'analisi che sommi algebraicamente ogni imposta, comprese quelle sui dividendi, possa rivelare il vero onere fiscale complessivo. Questa lettura dei bilanci, che lui propone, mira a dimostrare come la base imponibile su cui il governo intende applicare il nuovo prelievo sia in realtà il risultato di un processo che ha già sottratto più della metà dei ricavi generati.

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