Kim Jong-un, foto di Stato per smentire le voci su coma ed emorragia cerebrale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le voci su un presunto coma e sulla morte di Kim Jong-un hanno fatto il giro del mondo in poche ore, alimentate da tabloid britannici e da un post sui social network, prima che i media statali nordcoreani diffondessero una serie di fotografie del leader impegnato in quella che viene presentata come una normale attività pubblica.

Le immagini, pubblicate dal quotidiano Rodong Sinmun e rilanciate dall'agenzia sudcoreana Yonhap, mostrano Kim mentre visita la Mostra nazionale di abbigliamento e calzature 2026 a Pyongyang, accompagnato dalla figlia Kim Ju-ae e dalla moglie Ri Sol-ju.

L'origine delle indiscrezioni e i dettagli non verificati

A dare il via alla ricostruzione era stato Wanjun Xie, un dissidente cinese residente negli Stati Uniti che si presenta come presidente del Partito Democratico Cinese, organizzazione vietata dalle autorità di Pechino. In un post pubblicato su X, Xie aveva sostenuto che Kim fosse stato colpito da una grave emorragia cerebrale, caduto in coma e trasferito d'urgenza al Peking Union Medical College Hospital di Pechino, perché le strutture sanitarie nordcoreane non sarebbero state in grado di intervenire adeguatamente.

Secondo la sua versione, i medici cinesi non sarebbero riusciti a salvarlo e il corpo sarebbe stato riportato segretamente in patria. Xie aveva aggiunto che circa 9.000 soldati cinesi sarebbero stati inviati a Pyongyang per gestire un'eventuale crisi successoria. Nessuna di queste affermazioni è stata accompagnata da prove verificabili, né da documentazione medica, né da testimonianze identificabili.

La replica di Pyongyang e i limiti delle immagini

La diffusione delle fotografie è arrivata poche ore dopo la circolazione delle indiscrezioni, un tempismo che secondo diversi osservatori rappresenta una risposta implicita alle voci. Nelle immagini Kim appare mentre esamina scarpe per bambini, tocca le maniche di cappotti femminili esposti su manichini e gesticola parlando con i funzionari presenti. L'agenzia ufficiale KCNA ha riferito che il leader ha espresso soddisfazione per i progressi dell'industria leggera nazionale.

Va però rilevato che la data esatta degli scatti non è stata verificata in modo indipendente e che le fotografie, da sole, non costituiscono una prova certa delle condizioni di salute attuali del leader.

Il quadro dell'intelligence sudcoreana e i precedenti

Funzionari dei ministeri degli Esteri e della Sicurezza di Seul, citati dall'agenzia Yonhap, hanno dichiarato di non avere alcuna conferma sulle voci, definite «assurde» e mai sentite prima.

Il Servizio Nazionale di Intelligenza sudcoreano, in un rapporto al Parlamento risalente allo scorso 30 settembre, aveva indicato che Kim, alto circa 170 centimetri, pesa intorno ai 140 chilogrammi, con un rischio cardiovascolare elevato legato all'obesità e al fumo, ma aveva anche precisato di non aver rilevato problemi di salute durante le recenti apparizioni pubbliche, tra cui l'ispezione di un cacciatorpediniere navale.

Non è la prima volta che circolano notizie infondate sulla scomparsa del leader nordcoreano: nel 2020 un noto disertore aveva sostenuto di essere «sicuro al 99%» che Kim fosse morto dopo un intervento cardiovascolare, salvo poi essere smentito dalla successiva ricomparsa in pubblico del leader.

Le reazioni ufficiali e il contesto della successione

Alejandro Cao de Benós, delegato speciale della Corea del Nord per le relazioni culturali con altri Paesi, ha definito le affermazioni «false», attribuendole a una account cinese su X, in dichiarazioni rilasciate a un'emittente argentina. Le autorità nordcoreane non hanno diffuso dichiarazioni dirette sul caso, una modalità coerente con il riserbo che caratterizza il regime.

Le voci sulla successione, d'altra parte, si intrecciano periodicamente con le indiscrezioni sulla salute del leader: l'intelligence sudcoreana ritiene che Kim stia preparando la figlia Ju-ae a un ruolo futuro, ma la ragazza avrebbe circa tredici anni e non è stata formalmente designata erede. Nel frattempo, l'ultima apparizione pubblica documentata prima delle voci risaliva all'11 ottobre, all'inaugurazione del Museo della Rivoluzione della Difesa Nazionale a Pyongyang.

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