Così Infantino ha ucciso il calcio
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Redazione Esteri
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«Ti salutiamo con la nostra faccia sotto i tuoi piedi, proprio il massimo, senza chiederti nemmeno di stare fermo, puoi muoverti!». Immaginiamo sia stata più o meno così la conversazione tra l'uomo più potente del calcio e l'uomo più potente del mondo, come nell'esilarante lettera di Troisi e Benigni al Savonarola, nel film «Non ci resta che piangere». La pronta confessione di Trump ci ha tolto i… Perché Gianni Infantino è la figura più politica del calcio Infine, lo stile. O, se preferite, le parole.
La retorica, insomma, quale arma per contrastare le critiche, le polemiche, le richieste, anche plateali, di spiegazioni. Nel 2022, di fronte alle inchieste che parlavano di diritti negati e alle morti dei lavoratori migranti nei cantieri degli stadi, Infantino prese il microfono e disse: «Oggi mi sento qatariota, mi sento arabo, mi sento africano, mi sento gay, mi sento disabile, mi sento un lavoratore migrante». Infantino, la scalata del padrone del calcio che sussurra ai potenti Gianni Infantino è ovunque.
Negli stadi americani, tra cui rimbalza in jet privato. Nelle foto ufficiali con i potenti del mondo. E, almeno secondo Trump, nelle decisioni disciplinari che spostano gli equilibri, anche se il presidente Fifa giura sull'indipendenza dei giudici. Per la finale il capo del calcio mondiale sarà in tribuna accanto al presidente Donald, che finora negli stadi non si è fa…
L'egocentrico Infantino, l'abbraccio a Trump è la sua Waterloo
SEATTLE. L'uomo con i pensieri giganti ha gonfiato troppo l'ambizione. Gianni Infantino è diventato presidente Fifa perché è stato capace di ignorare qualsiasi limite e la stessa dote lo ha mandato a sbattere. Un senso del lecito deve esistere, pure in mestieri abbonati all'egocentrismo: lui lo ha perso, anzi lo ha distorto. Infantino è il bambino bullizzato da figlio di italiani emigrati in Svizzera che da grande ha deciso di farsi rispettare da tutti, a qualsiasi costo.
Il problema è che oggi, per farsi rispettare, ha scelto la strada più visibile e più controversa: quella che porta dritto dritto a Donald Trump. La conferma ufficiale che il presidente americano consegnerà la Coppa del Mondo il 19 luglio al MetLife Stadium, insieme a lui, ha trasformato un gesto istituzionale in una messa in scena politica. «Saremo insieme al presidente per goderci la finale e consegnare il trofeo al vincitore», ha dichiarato Infantino a Fox and Friends, specificando che lo faranno «insieme».
Il precedente imbarazzante e il Premio della Pace inventato
Non è la prima volta, del resto, che i due condividono il palco. Già nel 2025, al Mondiale per Club, Trump salì sul palco per dare la coppa al Chelsea, creando momenti di autentico imbarazzo per i calciatori, oscurati dalla presenza fisica del presidente. Cole Palmer, in particolare, si ritrovò con il tycoon piazzato esattamente davanti a lui, un'immagine che fece il giro del mondo. Eppure, quella lezione non è servita a niente. Anzi, il rapporto si è infittito.
A dicembre, durante il sorteo dei Mondiali a Washington, Infantino ha istituito e consegnato a Trump il primo "FIFA Peace Prize", una sorta di riconoscimento inventato per l'occasione che ha sollevato un polverone internazionale. La scelta è stata talmente contestata che 50 eurodeputati hanno chiesto alla Fifa di indagare sulla vicenda, mentre l'organizzazione per i diritti umani FairSquare ha parlato di violazione del dovere di neutralità sancito dal codice etico della Fifa.
Un'autocrazia al servizio del potere politico
Il punto, però, non è l'episodio isolato. La questione è che Infantino ha trasformato la Fifa in un prolungamento della sua personale diplomazia parallela, dove le regole vengono piegate per compiacere i potenti di turno. Lo aveva già fatto con Vladimir Putin, che gli ha conferito l'Ordine dell'Amicizia nel 2019, e lo sta facendo ora con Trump, che ha ricambiato i favori con una telefonata per chiedere la revoca della squalifica di Folarin Balogun, richiesta poi accolta dalla Fifa.
Lo stesso Infantino ha confermato che Trump consegnerà il trofeo, infrangendo di fatto il protocollo che riservava questo compito esclusivamente al presidente della Fifa. È un gesto che fotografa perfettamente la nuova natura del calcio: non più uno sport, ma uno strumento di potere. Come ha denunciato il sindacato mondiale dei calciatori, FIFPRO, la Fifa è diventata un sistema «autocratico» che mette a rischio la salute dei giocatori per inseguire logiche commerciali e politiche.
Michel Platini, che pure non è certo un modello di trasparenza, lo ha definito «più un autocrate».
Il re è nudo, e il calcio lo guarda
Il modello di Infantino si regge su un pilastro: i soldi. Sotto la sua presidenza, la Fifa ha distribuito risorse senza precedenti alle 211 federazioni affiliate, tanto che il suo consenso è granitico in Asia, Africa e Sudamerica. Ma l'Europa, che è stata a lungo il baricentro del calcio mondiale, si sta allontanando. La federazione norvegese, in particolare, ha preso le distanze dal "FIFA Peace Prize", definendo l'atmosfera «dannosa».
Il problema non è solo politico: due denunce sono all'esame della Commissione Europea, una sul calendario internazionale e l'altra sui prezzi dei biglietti, e potrebbero avere conseguenze pesantissime per il futuro della Fifa. La sceneggiata della finale di New York, con Trump e Infantino che si abbracceranno davanti al mondo, è solo l'ultima, plateale dimostrazione che il calcio, quello vero, è stato ucciso dalla sua stessa cupidigia.




