Emergenza polmoniti a Trieste, pronto soccorso intasati: lunedì nero per il sistema sanitario

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Salute Redazione Salute   -   Un'ondata di pazienti, definita tale dalla stessa azienda sanitaria, ha travolto i pronto soccorso degli ospedali Maggiore e di Cattinara a Trieste, con punte che hanno toccato i 261 accessi in ventiquattr'ore durante le recenti festività. Se i giorni di Natale e Capodanno hanno offerto una relativa tregua, il lunedì successivo si è configurato come un giorno di criticità estrema, segnando una pressione insostenibile sui reparti di emergenza. La causa principale di questo assalto, che ha portato ad attendere anche sei ore prima di essere visitati, è da ricercarsi in un incremento, quantificato nel cinquanta per cento rispetto all'anno precedente, dei casi di polmoniti e broncopolmoniti.

Il virus influenzale e le complicanze per gli anziani

Queste gravi infezioni polmonari, che spesso richiedono il ricovero immediato, si sono sviluppate principalmente come complicanza in pazienti già colpiti dal virus influenzale stagionale, il quale si è dimostrato particolarmente aggressivo in questa circolazione invernale. La fascia di popolazione più vulnerabile, quella degli anziani, è stata la più colpita, come dimostra il fatto che, in un solo pomeriggio, una ventina di loro fossero in attesa di un posto letto in reparto. Di questi, otto erano in osservazione breve mentre gli altri attendevano nelle sale, un'attesa che, in condizioni di sovraffollamento così marcato, può protrarsi fino a un intero giorno.

La situazione logistica e i numeri record

La mole di accessi, che nella sola struttura del Santa Maria degli Angeli ha sfiorato gli ottanta casi in un giorno, ha trasformato le sale d'attesa in luoghi di affollamento cronico, con una cinquantina di persone presenti contemporaneamente e una ventina costrette a restare in piedi. Il picco massimo di afflusso, puntualmente registrato tra le diciassette e le diciotto, ha messo a nudo la difficoltà del sistema di rispondere a una domanda di cure così intensa e concentrata. I dati, del resto, parlano chiaro: oltre seimila accessi complessivi nel periodo festivo, un numero che da solo spiega le code interminabili e l'ingolfamento di tutti i meccanismi di triage e di ricovero.

Le contromisure adottate e un confronto con altre realtà

Dinamiche non dissimili, sebbene in un contesto geografico diverso, si sono verificate all'ospedale Santa Croce di Fano, dove il direttore generale dell'azienda sanitaria ha confermato un picco epidemico nella settimana di Capodanno. Per far fronte all'emergenza, in quel caso, sono stati aggiunti sei posti letto supplementari e si è fatto ricorso a quelli momentaneamente liberi in altri reparti, una strategia di adattamento che evidenzia come la risposta debba spesso essere improvvisata dinanzi a un'impennata della domanda. La sintomatologia che ha spinto così tante persone verso i pronto soccorso è quella classica dell'influenza, sebbene in forme severe: tosse persistente, cefalea e febbre alta, sintomi che, in molti, sono degenerati in quadri clinici più seri, necessitanti di cure ospedaliere.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.