Spread Btp-Bund a 95 punti, rendimento decennale torna sopra la soglia del 4% tra attese e mosse della Fed
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Redazione Economia
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Il differenziale tra i titoli di stato italiani e i bund tedeschi, parametro fondamentale per misurare la percezione del rischio sul debito del nostro paese, ha mostrato una sostanziale tenuta nell’avvio di settimana, attestandosi a 95 punti base dopo una fase di lieve turbolenza che aveva caratterizzato la settimana precedente. L’indicatore, che nelle ultime sessioni aveva flirtato con soglie psicologicamente rilevanti, sembra aver trovato un momentaneo equilibrio, complice anche il buon esito delle operazioni di collocamento del Tesoro. Quest’ultimo, nel fine settimana, ha infatti fatto sapere di aver raccolto oltre 21 miliardi di euro attraverso le aste di fine mese, un dato che ha offerto un argine alle speculazioni, confermando una domanda strutturale per i nostri bond nonostante il contesto internazionale resti complesso.
Il contesto internazionale e il peso delle variabili geopolitiche
A pesare sui mercati obbligazionari europei, e in particolare su quelli dell’area periferica, restano le tensioni legate al Medio Oriente e, più nello specifico, alle ipotesi di un’escalation che coinvolgerebbe l’Iran. Sebbene in apertura di giornata lo spread non abbia subito scossoni violenti, gli analisti sottolineano come l’ombra di un possibile attacco terrestre, unita alle previsioni secondo cui il prezzo del petrolio potrebbe schizzare verso i 200 dollari al barile, mantenga alta la guardia sugli investitori. È in questo quadro che il rendimento del Btp decennale benchmark, dopo i picchi toccati venerdì, è rimasto stabilmente sopra la soglia del 4%, un livello che non si vedeva da mesi e che segnala una maggiore cautela da parte dei compratori. A complicare ulteriormente lo scenario, si aggiungono le dichiarazioni e le mosse della nuova amministrazione americana guidata da Donald Trump, la cui politica estera – caratterizzata da posizioni non sempre lineari sul fronte Iran – introduce un fattore di imprevedibilità che i mercati faticano a digerire, alimentando la volatilità anche sui listini azionari.
Il verdetto delle agenzie di rating e l’esito delle aste
Nel corso del fine settimana, l’attenzione degli addetti ai lavori si è concentrata anche sul verdetto di Moody’s, che venerdì, a mercati chiusi, ha diffuso la consueta revisione periodica sul debito italiano. L’esito, in questo caso, non ha riservato sorprese di rilievo in termini di cambiamento del giudizio, ma ha confermato le proiezioni macroeconomiche per l’anno in corso, con una leggera revisione al ribasso della crescita del Pil, ora attesa allo 0,7%. Un dato, questo, che conferma le difficoltà strutturali dell’economia italiana di fronte a uno scenario globale sempre più frammentato. Sul fronte delle emissioni, il Tesoro ha incassato un successo significativo: nelle aste di fine marzo sono stati piazzati oltre 21 miliardi di euro tra Btp a 2, 5 e 10 anni, CctEu e Bot. La domanda ha superato abbondantemente l’offerta, dimostrando che, nonostante l’aumento dei rendimenti – che rappresenta un costo maggiore per lo Stato – esiste ancora una solida base di investitori istituzionali disposti a sottoscrivere debito italiano, attratti proprio da quei tassi che, in un contesto di inflazione ancora incerta, tornano a essere competitivi.
L’andamento del rendimento e il confronto con l’area euro
Osservando il dettaglio dei numeri, il rendimento del decennale italiano, dopo aver toccato il 4,14% nella seduta di venerdì – un livello che mancava dalla metà del 2024 – ha iniziato la settimana in lieve flessione, posizionandosi intorno al 4,04%-4,05%. Una dinamica simile, seppur con intensità diverse, si è registrata anche per i titoli francesi e spagnoli: i primi hanno visto i propri rendimenti toccare picchi vicini al 3,9%, i secondi si sono spinti fino al 3,7%, segno che la pressione al rialzo dei tassi è un fenomeno generalizzato nell’area euro, sebbene l’Italia continui a pagare un differenziale più alto a causa del suo debito pubblico strutturalmente elevato. Lo spread con la Spagna, in particolare, rimane ampio, attestandosi su valori che superano i 40 punti base a favore dei Bonos iberici, i quali continuano a beneficiare di una percezione di minore rischio fiscale. Il prossimo appuntamento per i mercati sarà ora con le aste di aprile, a partire da quelle dei Bot in calendario per il 9 del mese, mentre l’attenzione resterà incollata all’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, variabile in grado di modificare in un istante gli umori degli investitori.




