Alex Schwazer si ferma dopo la penalità: era in testa agli assoluti di marcia
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Redazione Sport
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C’è un’immagine, domenica scorsa ad Alessandria, che racconta più di qualsiasi cronaca il senso del ritorno di Alex Schwazer. Il quarantunenne altoatesino, campione olimpico a Pechino 2008, era lì, in testa al gruppo, con quella falcata larga e potente che chi ha memoria dello sport italiano riconosce al primo sguardo. Non stava galleggiando in coda, non si stava risparmiando in attesa di capire la tenuta delle sue gambe dopo anni di silenzio agonistico. Lottava, assieme ai migliori, Riccardo Orsoni e Gianluca Picchiottino su tutti, per la prima storica edizione del campionato italiano di mezza maratona di marcia, i 21,097 chilometri.
Poi, attorno al quindicesimo chilometro, l’incidente tecnico che ha cambiato il corso della sua prova. I giudici di gara gli hanno notificato la seconda penalità per irregolarità nella condotta di marcia, un’infrazione che comporta una sosta forzata di tre minuti. Un’eternità, in una competizione di alto livello. Quella che era una presenza da protagonista si è trasformata in un calvario: Schwazer è ripartito, ha accusato il distacco dal gruppo di testa e, realizzata l’impossibilità di lottare per il podio, ha preferito ritirarsi. Chi lo seguiva da bordo strada, compreso il suo ex tecnico Sandro Donati, non ha potuto non notare il rammarico di un atleta che si sentiva, e probabilmente era, in condizione di giocarsi la vittoria.
La motivazione dietro la sua presenza ad Alessandria, del resto, andava ben oltre una semplice verifica atletica. Lo stesso Schwazer aveva confidato a chi gli era vicino di aver voluto onorare in questo modo la memoria di Hubert Rabensteier, il suo migliore amico, scomparso improvvisamente all’età di cinquantasei anni pochi giorni prima della gara. Un omaggio personale e sentito, che trasformava l’iscrizione in un gesto privato prima ancora che in una performance sportiva. Un amico per il quale valeva la pena di rimettersi in gioco, di calpestare nuovamente l’asfalto di una competizione ufficiale, lui che fino a quel momento aveva limitato le sue uscite a eventi regionali e a record master, come il notevole 38’24” sui diecimila metri in pista stabilito lo scorso settembre, quarta prestazione italiana di sempre.
Nell’intervista rilasciata al termine della gara, e riportata dalla Gazzetta dello Sport, il marciatore di Racines non ha nascosto un certo disappunto: secondo la sua sensazione, e sulla base del ritmo che teneva, avrebbe potuto vincere. Le regole della marcia, tuttavia, sono ferree e lui stesso ha riconosciuto la necessità di accettare il giudizio, prendendo nota degli aspetti tecnici su cui lavorare, quella mancanza di scioltezza nell’azione che gli è costata cara. Il suo ex preparatore Sandro Donati, presente ad Alessandria con il cronometro in mano, ha offerto una lettura tecnica dell’accaduto: Schwazer era troppo sbilanciato in avanti, e questo portava a sollevare eccessivamente la gamba posteriore, un’anomalia che non poteva sfuggire ai giudici. Donati, che lo seguì nel biennio 2015-2016, ha ribadito la sua stima per le capacità dell’atleta, definendolo un soggetto fuori dal comune e performante in maniera eccezionale.




