La lista nera di Teheran: Meloni tra i leader nel mirino della «vendetta» iraniana
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Redazione Interno
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Nel giorno in cui la nuova Guida suprema dell'Iran, Mojtaba Khamenei, ha promesso solennemente vendetta per la morte del padre Ali, il quotidiano ultraconservatore Hamshahri – di proprietà del Comune di Teheran – ha pubblicato in prima pagina un fotomontaggio che sta facendo il giro del mondo.
Si tratta di una vera e propria lista nera che ritrae tredici leader politici e funzionari occidentali come presunti responsabili dell'uccisione dell'ayatollah, raffigurandoli in tenuta arancione da detenuto, con un mirino disegnato sulla fronte nel caso del presidente americano Donald Trump e del premier israeliano Benjamin Netanyahu.
Tra i volti immortalati in questa sorta di gogna mediatica, spicca anche quello della presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, affiancata da figure come il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il premier britannico Keir Starmer, il segretario di Stato americano Marco Rubio e il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth.
Un atto di propaganda che scavalca la diplomazia
La pubblicazione di questa «lista della vendetta» non è un episodio isolato, ma si inserisce in un contesto di tensione crescente che segue l'uccisione della Guida suprema iraniana, avvenuta in circostanze che Teheran attribuisce direttamente a una cospirazione occidentale. La scelta di Hamshahri, un giornale notoriamente vicino al regime e alla sua fazione più oltranzista, di veicolare un messaggio così esplicito trasforma la propaganda in uno strumento di pressione politica internazionale.
L'immagine offensiva della premier Meloni, in particolare, è stata interpretata come un attacco che travalica la semplice rappresentazione simbolica per assumere i contorni di una minaccia diretta non solo alla sua persona, ma all'Italia e alle sue istituzioni. La didascalia in farsi, «La vendetta è inevitabile», lascia poco spazio a interpretazioni ambigue, così come il riferimento ai «criminali» che, secondo il quotidiano, «porteranno nella tomba il desiderio di una morte serena».
La reazione politica italiana: solidarietà bipartisan alla premier
La risposta della politica italiana non si è fatta attendere, con un fronte compatto di condanna che ha superato gli steccati tradizionali della maggioranza e dell'opposizione. Il deputato di Fratelli d'Italia Riccardo De Corato ha espresso «piena solidarietà e la più sincera vicinanza» alla presidente del Consiglio, definendo l'accaduto una «grave e inquietante rappresentazione» e un'attività di «intimidazione inaccettabile».
Sulla stessa lunghezza d'onda si è posto il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, che ha parlato di un «attacco diretto non solo alla sua persona, ma all'Italia, alle sue istituzioni e ai valori democratici che il nostro Paese difende con orgoglio e fermezza nello scacchiere internazionale». Al di là delle valutazioni politiche contingenti, la vicenda ha assunto i contorni di una questione di Stato, che chiama in causa la responsabilità dell'intero sistema paese nel fronteggiare una sfida che viene da uno dei teatri più caldi del Medio Oriente.
Il contesto internazionale e le minacce a Trump
L'azione di Hamshahri si inserisce in un quadro più ampio di allarme per la sicurezza, che ha visto negli ultimi giorni un'intensificazione delle minacce nei confronti del presidente Trump.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Israele avrebbe condiviso con gli Stati Uniti informazioni di intelligence su un «nuovo piano iraniano per uccidere Trump», un piano che Teheran avrebbe concepito non solo per vendicare l'uccisione di Khamenei, ma anche per saldare un conto vecchio di anni con il tycoon, ovvero l'assassinio del generale Qassem Soleimani avvenuto durante il suo primo mandato.
Lo stesso Trump, parlando con i giornalisti ad Ankara, aveva fatto riferimento a queste minacce, dichiarando con il suo consueto stile tranchant: «Sono in tutte le liste. E finora credo di essere stato un po' fortunato, ma forse non durerà a lungo».
A corroborare il clima di tensione, il figlio della Guida suprema e suo successore, Mojtaba Khamenei, nel messaggio diffuso durante i funerali del padre, ha ribadito con forza la volontà di procedere con la ritorsione, mentre il comandante supremo delle Guardie rivoluzionarie, Ahmad Vahidi, ha promesso che i nemici dell'Iran «non riusciranno mai a far ammainare la bandiera della resistenza».
In questo scenario incandescente, la presenza di Giorgia Meloni nella lista di Hamshahri segna un'inquietante escalation che proietta l'Italia, volente o nolente, al centro di una crisi di dimensioni globali.




