Andrea Giovannini e il team pursuit azzurro sul podio a Hamar
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Redazione Sport
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Sul ghiaccio rapido della Olympic Hall di Hamar, dove l’aria pungente scandisce il fruscio delle lame, l’Italia dello speed skating ha ritrovato quel mordente che, in questa stagione, sembrava aver smarrito qualche affilatura. Nella giornata conclusiva della quarta tappa di Coppa del Mondo, che ha visto disputarsi un denso programma di sette competizioni tra Division A e B, il movimento azzurro ha infatti centrato un duplice, importante risultato. Un fatto che, se da un lato conferma la solidità di un atleta ormai specialista, dall’altro rilancia le speranze di una squadra in cerca di conferme dopo un avvio di annata non privo di difficoltà.
Il terzo posto di Giovannini, tra conferma e prospettiva
Andrea Giovannini, il cui palmarès nella mass start vanta non solo il titolo mondiale conquistato proprio in questa stessa località norvegese nella passata stagione ma anche una vittoria stagionale a Calgary, ha saputo gestire con la consueta scaltrezza una prova tatticamente complessa. La mass start, disciplina che impone oltre alla resistenza fisica una fredda capacità di lettura della gara e di scelta del momento propizio per l’attacco, ha visto il trentino lottare fino all’ultimo giro. A precederlo, sul gradino più alto del podio, si è piazzato il giovane fenomeno statunitense Jordan Stolz, capace di imporre una progressione difficilmente contrastabile, mentre al secondo posto è giunto il belga Bart Swings, esperto finissimo di queste dinamiche. Quello di Giovannini, che chiude così a ridosso di due campioni di tale caratura, è un podio che vale molto più di una semplice medaglia di bronzo: rappresenta, piuttosto, la conferma di uno status che lo colloca stabilmente tra i migliori interpreti al mondo di questa specialità, in un momento cruciale della stagione.
Il ritorno al podio del team pursuit
Se il risultato individuale di Giovannini era in qualche modo atteso, considerando la sua tradizione nella specialità, a sorprendere piacevolmente è stato il secondo posto conquistato nella gara dell’inseguimento a squadre. Il trio composto da Davide Ghiotto, dallo stesso Andrea Giovannini e da Michele Malfatti ha infatti spezzato un digiuno di podi in questa annata, agguantando la piazza d’onore alle spalle della formazione statunitense, vincitrice della prova. Questo argento, che arriva dopo alcune prestazioni non all’altezza delle aspettative, segna una svolta psicologica per il gruppo azzurro, dimostrando come il lavoro svolto nei recenti raduni stia iniziando a produrre i suoi frutti in termini di sincronia e resistenza collettiva. La performance, del resto, non è stata frutto del caso ma di una progressione costante durante la gara, con gli italiani capaci di mantenere un ritmo serrato e di resistere agli attacchi delle altre compagini.
Uno sguardo al contesto competitivo
I risultati norvegesi, che si inseriscono in un quadro internazionale dove le gerarchie vedono potenze consolidate come gli Stati Uniti e i Paesi Bassi fare spesso la parte del leone, offrono quindi all’Italia un doppio spunto di riflessione. Da un lato, la costanza di un uomo di esperienza come Giovannini, che nella mass start rimane un punto di riferimento inossidabile; dall’altro, la ripresa di un collettivo, quello del team pursuit, che sembra aver ritrovato compattezza e determinazione. Le gare dei 500 metri e della staffetta mista, completate nella stessa giornata, hanno invece visto altri protagonisti, senza che gli azzurri riuscissero a inserirsi nella lotta per le posizioni di vertice, un dettaglio che sottolinea come il lavoro da compiere resti, in alcune discipline, ancora significativo. Quel che emerge dall’insieme, tuttavia, è un bilancio positivo per la tappa scandinava, in grado di ridare slancio a una squadra che ora guarda con maggiore ottimismo agli imminenti appuntamenti.




