Strage di Altavilla, tre ergastoli per Barreca, Fina e Carandente: la corte chiude il processo
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Redazione Interno
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Oltre dieci ore di camera di consiglio, poi la sentenza che ha chiuso uno dei capitoli più oscuri della cronaca siciliana recente. La Corte d’assise di Palermo, presieduta dal giudice Vincenzo Terranova, ha inflitto la pena dell'ergastolo a Giovanni Barreca, Sabrina Fina e Massimo Carandente, ritenuti colpevoli della strage di Altavilla Milicia. Le vittime, Antonella Salamone, 41 anni, e i figli Kevin, 16 anni, ed Emmanuel, 5 anni, vennero uccise all'interno della loro villetta l'11 febbraio del 2024, in quello che gli inquirenti hanno definito un folle rito di purificazione dal demonio.
Il verdetto e l'impianto accusatorio
La pronuncia della prima sezione della corte d'assise ha integralmente recepito la ricostruzione fornita dalla Procura di Termini Imerese, così come le richieste delle parti civili costituitesi nel corso del dibattimento.
La condanna all'ergastolo per i tre imputati segna dunque un punto fermo nelle indagini coordinate dai magistrati, che avevano delineato un quadro di responsabilità penale a carico del nucleo familiare allargato composto da Barreca, marito e padre delle vittime, e dalla coppia formata da Fina e Carandente, definiti dagli investigatori come i "fratelli di Dio" o "santoni" per il ruolo di guida spirituale rivestito all'interno del gruppo.
Le sevizie e gli omicidi, secondo l'accusa, furono commessi durante un rito esorcistico finalizzato a scacciare il demonio dal nucleo familiare, un delirio mistico che si è trasformato in un massacro.
Il dolore di una madre
Al termine della lettura del dispositivo, tra i banchi dell'aula giudiziaria l'emozione si è fatta palpabile, ma nessuna voce è risultata più carica di quella di Rosalia Licata, madre di Antonella Salamone. «È stato difficilissimo, ma ho voluto seguire fino in fondo di persona questo processo: volevo capire, comprendere cosa fosse accaduto veramente», ha dichiarato la donna, con il volto e lo sguardo segnati dalla stanchezza di due anni di udienze.
«Sono stati due anni molto pesanti, ma la forza me l'ha data il pensiero di questo giorno, quello della giustizia», ha aggiunto Licata, che nel corso del procedimento ha dovuto ripercorrere i dettagli di una vicenda che ha visto il genero Giovanni Barreca trasformarsi da capofamiglia in carnefice, trascinando nell'orrore anche i due presunti mediatori spirituali.
Le vittime e i riscontri processuali
I corpi di Antonella Salamone e dei due figli minori furono rinvenuti dai carabinieri l'11 febbraio del 2024 all'interno dell'abitazione di Altavilla Milicia, un piccolo centro del Palermitano. Le indagini, condotte con il supporto della scientifica e della polizia giudiziaria, avevano subito orientato le accuse verso Giovanni Barreca, il quale, dopo essersi costituito, aveva inizialmente fornito versioni contrastanti degli eventi per poi rivelarsi parte attiva del rituale omicida insieme a Sabrina Fina e Massimo Carandente.
La Corte d'assise, dopo aver vagliato le prove documentali, le testimonianze e le consulenze psichiatriche disposte durante il processo, ha ritenuto sussistenti i presupposti per la condanna all'ergastolo, escludendo l'ipotesi di incapacità di intendere e volere o di vizio totale di mente per i tre imputati, nonostante la natura aberrante dei fatti contestati. La sentenza, che rappresenta l'esito del dibattimento di primo grado, chiude la fase processuale iniziale, lasciando aperta la strada a eventuali ricorsi in appello da parte delle difese.




