Velasco chiude la porta alle ribelli: "Nazionale non è un optional"
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Redazione Sport
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MILANO — Julio Velasco, che della fermezza ha fatto una bandiera, non ha usato mezzi termini: «La porta è quasi chiusa». Parole nette, pronunciate durante la presentazione della nuova stagione delle Nazionali di volley all’Auditorium Testori, a cui hanno preso parte la ministra Daniela Santanché, il presidente della Regione Attilio Fontana e il sottosegretario Federica Picchi. Un evento che avrebbe dovuto celebrare l’inizio di un’estate azzurra, tra Mondiali femminili in Thailandia e la difesa del titolo maschile nelle Filippine, ma che si è trasformato in un monito per quelle atlete — quattro, non nominate — che hanno declinato la convocazione.
«Rispetto la scelta, ma qui non si decide di anno in anno», ha aggiunto il ct, ricordando casi passati in cui la sua intransigenza aveva fatto discutere, dall’esclusione di Andrea Lucchetta al rifiuto di Fabio Vullo. Velasco, che in passato ha attraversato l’inverno russo pur di verificare le condizioni di un’atleta infortunata, non ammette mezze misure: «Se deludi chi fa tanto per te, è finita». Una linea dura, che non lascia spazio a eccezioni, a meno che non si tratti — come ha ironicamente precisato — di «un Maradona del volley».
Lo stesso allenatore, poche ore prima, aveva affrontato un altro tema spinoso: la diffidenza italiana verso i giovani. «Yamal e Pedri, da noi, non giocherebbero», ha osservato, riferendosi ai talenti del Barcellona. «C’è esterofilia e poca pazienza. Si pretende che siano pronti subito». Un discorso che, seppur nato in un altro contesto, sembra riflettersi anche nella gestione delle convocate: Velasco chiede lealtà assoluta, senza sconti per chi mette in dubbio il valore della maglia.




