Previsioni prezzo oro, il metallo giallo resta sotto pressione sotto i 4.600 dollari in attesa della Fed

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il prezzo dell’oro non riesce a trovare un cuscinetto solido al di sotto della soglia psicologica dei 4.600 dollari l’oncia, e la seduta odierna – con i future con scadenza giugno 2026 che viaggiano attorno a 4.592 dollari – conferma la fragilità di un asset che, dopo il recupero orchestrato nell’ultima decade di marzo, ha ripiegato su sé stesso mostrando un cedimento strutturale dei supporti. A pesare, certo, è l’attesa per la riunione della Federal Reserve: al di là del verdetto sui tassi, sarà la conferenza stampa del presidente Jerome Powell a dettare l’umore dei mercati, perché da quelle parole – spesso volutamente ellittiche – potrebbero emergere i veri indizi sulla direzione della politica monetaria.

Il quadro tecnico dell’oro: ceduto il muro dei 4.650 dollari

L’analisi tecnica del gold future parla chiaro: il supporto posto a 4.650 dollari è stato violato ieri e la riconferma è arrivata anche questa mattina, con il prezzo che si è avvicinato pericolosamente al successivo sostegno disegnato a ridosso dei 4.540 dollari. Insomma, la fase correttiva prosegue senza intoppi, alimentata da una rinnovata propensione ribassista di brevissimo termine che ha pressoché azzerato gli slanci rialzisti delle settimane precedenti. Un quadro, questo, che lascia intendere come il recupero primaverile vada ormai considerato esaurito, senza che si intravvedano – allo stato attuale – le condizioni per un’inversione immediata.

L’inflazione e il dollaro: le due lame della Fed

In un contesto dove l’inflazione resta una variabile ostinatamente centrale, ogni accenno a un orientamento restrittivo da parte di Powell rischierebbe di rafforzare ulteriormente il biglietto verde; e un dollaro più robusto, come si sa, rappresenta storicamente una morsa per il metallo giallo, che viene quotato proprio in quella valuta. Gli operatori tengono quindi gli occhi incollati a ogni virgola del comunicato finale, consapevoli che le aspettative sui tassi d’interesse – già ricalibrate al rialzo dopo l’impennata dei prezzi energetici – potrebbero subire un’ulteriore stretta. E non è un dettaglio da poco, se si considera che l’oro e l’argento si avviano a completare il secondo mese negativo consecutivo: un evento che, guardando indietro, non accadeva dalla fine del 2024.

Le banche centrali e il bilancio dimezzato del 2026

Proprio la debolezza attuale dei prezzi, paradossalmente, sta offrendo a diverse banche centrali l’occasione per accumulare riserve auree a condizioni più favorevoli rispetto ai picchi recenti; una dinamica, quest’ultima, che contribuisce a mettere un pavimento implicito sotto le quotazioni senza però invertirne la tendenza. Nel frattempo, il bilancio di performance per l’anno in corso si ridimensiona sensibilmente: dopo i forti rialzi registrati nella prima parte del 2025, il 2026 mostra adesso un +6% per l’oro e un modesto +2% per l’argento, numeri che fotografano una brusca frenata rispetto alle aspettative iniziali. Resta dunque appeso al filo delle parole di Powell il destino della prossima mossa, con il mercato dei metalli preziosi che trattiene il respiro in attesa di capire se la Fed sceglierà il pugno duro o un approccio più attendista.

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