Trump attacca Powell: Wall Street e il dollaro tremano
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Redazione Economia
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Donald Trump ha rinnovato i suoi attacchi contro Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, accusandolo di essere "sempre in ritardo" nelle decisioni monetarie e definendolo un "immenso perdente". In un post pubblicato sul suo social Truth, l’ex presidente ha ribadito la necessità di un taglio dei tassi di interesse, sostenendo che il mancato intervento rischierebbe di frenare la crescita economica. "Mr Too Late", così lo ha soprannominato, aggiungendo che Powell è stato tempestivo solo in prossimità delle elezioni, quando avrebbe agevolato l’amministrazione Biden con una politica monetaria più accomodante.
La tensione tra i due non è nuova. Fu lo stesso Trump, nel 2018, a nominare Powell alla guida della Fed, salvo poi criticarlo aspramente quando, durante il suo primo mandato, la banca centrale continuò ad alzare i tassi seguendo la linea tracciata dalla predecessora Janet Yellen. Oggi, invece, l’accusa è opposta: Powell sarebbe troppo cauto nel ridurli nonostante l’inflazione mostri segni di rallentamento. "Con i costi energetici in calo e i prezzi dei generi alimentari più bassi – ha scritto Trump – l’inflazione è praticamente nulla. Ma senza un intervento immediato, il rischio è un’economia che frena".
Intanto, i mercati reagiscono. L’oro, considerato un bene rifugio in periodi di incertezza, ha toccato nuovi massimi storici nelle contrattazioni asiatiche, raggiungendo un valore spot di 3.393,4 dollari, in rialzo dell’1,95%. La debolezza del dollaro, insieme ai timori legati alla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, ha spinto gli investitori verso asset più sicuri. Pechino, dal canto suo, ha risposto alle ultime mosse americane rimandando indietro alcuni aerei Boeing, in un’escalation di tensioni che sembra lontana dall’esaurirsi.




