Powell attacca la Casa Bianca: "Senza dazi avrei ridotto i tassi", ma è corsa alla successione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   A Sintra, in Portogallo, dove banchieri centrali ed economisti si sono riuniti per discutere le sfide monetarie globali, Jerome Powell ha preferito non lasciarsi trascinare nella polemica con Donald Trump, limitandosi a dichiarare di essere «molto concentrato sul suo lavoro». Un’affermazione asciutta, che però non nasconde il clima di tensione tra la Federal Reserve e la Casa Bianca, dopo settimane di pressioni pubbliche del presidente americano per un taglio immediato dei tassi d’interesse.

Powell, rispondendo alle domande dei presenti, ha ribadito che l’incertezza generata dalla guerra commerciale – alimentata dai dazi imposti da Trump – rende difficile qualsiasi previsione economica. «Se non ci fossero state queste misure protezionistiche», ha sottolineato, «le condizioni per un alleggerimento della politica monetaria sarebbero state più chiare». Un’allusione diretta alle scelte dell’amministrazione, accusate di aver destabilizzato i mercati e complicato il lavoro della Fed.

Intanto, al di là dell’Atlantico, Trump ottiene una vittoria politica significativa con l’approvazione al Senato del maxi-piano di spesa, che ridefinisce le priorità economiche del paese. Ma mentre il presidente celebra il successo legislativo, dalla Bce alla Fed cresce la preoccupazione per il debito pubblico statunitense, definito «insostenibile» dallo stesso Powell. Il riferimento è al "Big Beautiful Bill", il pacchetto di spesa che, secondo gli analisti, rischia di far lievitare il deficit di migliaia di miliardi nel prossimo decennio.

Quello tra Powell e Trump non è però solo uno scontro tecnico. Il presidente della Fed, bersagliato da attacchi personali, ha ribadito di ignorare le critiche e di agire in piena autonomia, fedele al mandato dell’istituto che guida. Ma con le elezioni alle porte e la corsa alla successione già iniziata, la partita si fa sempre più delicata. Da una parte c’è chi teme un’ingerenza politica sulla banca centrale, dall’altra chi, come Elon Musk, ha preso posizione a favore di Powell, accusando Trump di minare la stabilità finanziaria.

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