LeBron James fa il vuoto: 1.612 presenze, nuovo record Nba. Notte di primati anche per Kevin Durant che supera Jordan

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non c’è traguardo, in una carriera che ormai sfida ogni parametro statistico, che LeBron James non abbia ancora deciso di valicare. Nella notte che ha consegnato il quarantunenne di Akron all’ennesimo primato, quello delle presenze in regular season, i Los Angeles Lakers hanno trovato una vittoria allo scadere contro Orlando, quasi a voler certificare come la longevità, quando è sorretta da una qualità ancora intatta, possa diventare essa stessa un’arma decisiva. Con la sua 1.612esima partita da professionista, James ha superato Robert Parish, pilastro dei Celtics degli anni Ottanta ritiratosi nel lontano 1997, e ha così messo un altro mattone in una costruzione che, ventitré stagioni dopo l’esordio, continua a mostrare una resistenza alla pressione del tempo quasi irreale. L’incontro, disputato al Kia Center, ha visto i Lakers imporsi 123-122 grazie a un’azione decisiva firmata da Luke Kennard, un dettaglio non secondario in una serata che avrebbe potuto risolversi con il semplice dato statistico, ma che ha invece offerto l’immagine di una squadra, quella gialloviola, capace di stringersi attorno al proprio leader in un momento storico.

A completare il quadro di una notte che resterà negli annali della lega ci ha pensato Kevin Durant, altro interprete di questa generazione d’oro ormai entrato in un club che sembrava riservato a pochi eletti. Con i suoi 27 punti messi a segno nel successo degli Houston Rockets – che hanno piegato i Miami Heat con lo stesso identico scarto, 123-122, in una gara decisa all’ultimo respiro da Amen Thompson – Durant ha scavalcato Michael Jordan al quinto posto della classifica dei migliori realizzatori di sempre, portando il proprio totale a 32.294 punti. L’ex ala dei Golden State Warriors, oggi tornato a giocare un ruolo da protagonista assoluto in Texas, ha raggiunto l’apice di una classifica che per decenni era parsa intoccabile, regalando un ulteriore motivo di interesse a un programma serale che già offriva due gare terminate all’ultimo possesso.

Mentre i riflettori si accendevano sulle imprese dei due veterani, a Oklahoma City si scriveva però un’altra pagina, più corale ma altrettanto significativa per gli equilibri di questa stagione. I Thunder, già saldamente in testa a Ovest con un record di 56-15, hanno ottenuto l’undicesima vittoria consecutiva imponendosi per 132-111 sui Washington Wizards, trascinati dai 40 punti di Shai Gilgeous-Alexander. Il successo, arrivato dopo un parziale di 29-15 nell’ultimo quarto, è stato però segnato da un episodio che ne ha alterato la narrazione sportiva: nel finale di secondo periodo, quattro giocatori – Jaylin Williams, Ajay Mitchell e Cason Wallace per i padroni di casa, oltre a Justin Champagnie per gli ospiti – sono stati espulsi al culmine di una rissa scoppiata a seguito di un canestro di Anthony Gill. L’episodio, gestito dagli ufficiali di campo con l’immediata estrazione dei cartellini, ha interrotto la fluidità del match senza però impedire agli uomini di Mark Daigneault di allungare ulteriormente la loro striscia positiva.

Il peso dei primati in una notte di equilibri instabili

Quella che si è consumata tra Orlando, Houston e Oklahoma City è stata quindi una notte a tre facce, dove il valore del primato individuale ha trovato spazio accanto alla solidità collettiva di una delle squadre più in forma del campionato. Il record di presenze stabilito da LeBron James – che con 1.612 gare supera di una lunghezza il centro Robert Parish – assume un significato particolare se letto alla luce della sua longevità attiva: arrivato alla sua ventitreesima stagione Nba, l’attuale presidente dei Lakers continua a viaggiare a una media di 24,8 punti, 8,1 rimbalzi e 8,5 assist, numeri che farebbero scuola anche per un giocatore al suo primo contratto. Parish, che aveva chiuso la carriera con 1.611 presenze, vede così superato il proprio record da un giocatore che, per ruolo e modalità di gioco, sembrava destinato a usurare prima il fisico, ma che ha invece trovato nella gestione del carico e in una struttura fisica eccezionale la chiave per una durata senza precedenti.

Il sorpasso di Durant e la classifica che si arricchisce

L’altro record, quello del sorpasso su Jordan, ha riacceso l’attenzione su una classifica – quella dei migliori marcatori di sempre – che negli ultimi anni ha subito diverse scosse. Con 32.294 punti, Durant aggancia ora un gruppo ristretto in cui figurano, davanti a lui, soltanto LeBron James, Kareem Abdul-Jabbar, Karl Malone e Kobe Bryant. L’ex giocatore dei Brooklyn Nets, passato ai Phoenix Suns nella scorsa estate e poi approdato ai Rockets nel corso di una trattativa che aveva scosso il mercato, ha vissuto la serata della consacrazione statistica proprio mentre la sua nuova squadra otteneva un successo di quelli che costruiscono il carattere. La vittoria contro Miami, arrivata con il canestro di Amen Thompson a tempo scaduto, ha confermato le ambizioni di un gruppo che punta a inserirsi nel discorso che conta, mentre per Durant il traguardo raggiunto diventa l’ennesima conferma di una capacità realizzativa rimasta intatta nonostante i due gravi infortuni subiti in carriera.

La rissa di Oklahoma City e il dominio dei Thunder

Se Houston e Los Angeles hanno dovuto sudare fino all’ultimo possesso, Oklahoma City ha gestito la propria serata con un piglio diverso, pur dovendo fare i conti con un episodio che ha rischiato di comprometterne la concentrazione. L’espulsione di tre suoi giocatori nel corso di una rissa nata da un’azione di gioco avvenuta a pochi secondi dalla fine del primo tempo avrebbe potuto rappresentare una svolta pericolosa, ma i Thunder hanno invece reagito imponendo il proprio ritmo nella ripresa. Shai Gilgeous-Alexander, con una prova da 40 punti, ha tenuto a galla la squadra mentre l’allenatore rimescolava le carte, e il parziale di 29-15 nell’ultimo quarto ha definitivamente chiuso i conti con una franchigia, Washington, ormai fuori dalla corsa playoff. La striscia di undici successi consecutivi porta ora Oklahoma City a +5,5 sulle seconde nella Western Conference, un margine che conferma le ambizioni di una squadra costruita attorno al proprio leader canadese e a un nucleo di giovani capaci di garantire intensità anche in circostanze avverse.

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