Durant sorpassa Jordan, LeBron riscrive la storia: una notte da record nell’Nba che consegna due new entry nei libri dei record

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Una notte, quella appena trascorsa nell’Nba, che resterà a lungo impressa negli annali per due ragioni precise, entrambe legate a due dei nomi più iconici che questo sport abbia mai avuto. Da un lato, Kevin Durant, con la sua consueta freddezza, ha scalato un’altra posizione nella classifica dei migliori realizzatori di sempre, piazzandosi al quinto posto con 32.294 punti complessivi e lasciandosi alle spalle nientemeno che Michael Jordan. Un sorpasso, quello avvenuto nel corso della notte, che ha inevitabilmente riacceso il dibattito sulle gerarchie offensive della storia, ma che per Durant, abituato a essere giudicato solo per il suo impatto sul parquet, rappresenta l’ennesimo sigillo a una carriera costruita con una costanza ferrea. Dall’altro lato, la scena è stata inevitabilmente dominata da LeBron James, che ha messo a segno un primato destinato a durare a lungo: con la sua presenza in campo nella gara contro Orlando, ha infatti raggiunto e superato quota 1.612 partite disputate in regular season, scavalcando Robert Parish e diventando il giocatore con più presenze nella storia della Lega.

Ma non è stato solo il palcoscenico dei singoli a regalare emozioni, perché il calendario aveva in serbo due incontri – Houston contro Miami e Orlando contro i Lakers – che per intensità e suspence hanno tenuto gli appassionati incollati fino all’ultimo possesso. Nel primo caso, a decidere la sfida tra Rockets e Heat è stato Amen Thompson, un eroe inaspettato che con un canestro allo scadere ha regalato il 123-122 ai suoi. I 27 punti di Durant, d’altronde, avevano tenuto a galla Houston per gran parte della gara, ma è stato il talento del giovane a chiudere i conti nel momento più caldo. Nell’altra sfida, quella californiana, il copione si è ripetuto con Luke Kennard a fare da protagonista per i Lakers, firmando la vittoria all’ultimo respiro contro una coriacea formazione di Orlando.

Un parziale da 29-15 e una rissa con quattro espulsi: la notte folle di Oklahoma City

Se i riflettori erano puntati sui due veterani, a completare il quadro notturno ci ha pensato Oklahoma City con una prestazione di forza che ha dell’impressionante. I Thunder, infatti, hanno allungato la loro striscia di vittorie consecutive a quota undici, superando i Washington Wizards con un netto 132. A trascinare la franchigia, ennesima prova da MVP per Shai Gilgeous-Alexander, autore di 40 punti in una serata in cui la sua leadership si è fatta sentire soprattutto nell’ultimo periodo: è stato proprio un parziale di 29-15 nell’ultimo quarto a spezzare definitivamente la resistenza degli avversari.

La partita, però, è stata segnata anche da un episodio di nervosismo che ha portato a una conseguenza disciplinare piuttosto rara. Nel finale del secondo periodo, dopo un canestro di Anthony Gill, è scoppiata una rissa che ha coinvolto diversi giocatori. Al termine della confusione, il verdetto arbitrale è stato netto: quattro espulsi. Per i campioni in carica, a dover abbandonare il parquet sono stati Jaylin Williams, Ajay Mitchell e Cason Wallace, mentre dall’altra parte è stato Justin Champagnie a subire la stessa sorte. Un episodio che, inevitabilmente, ha spezzato il ritmo di una gara già di per sé complessa.

Il senso di un primato: James e quella resistenza che sfida il tempo

Tornando al record di LeBron James, c’è forse un dato che rende meglio di altri l’eccezionalità dell’impresa. Raggiungere le 1.612 presenze in regular season significa aver risposto presente per oltre vent’anni, stagione dopo stagione, affrontando il logorio fisico e mentale che solo il basket professionistico americano sa imporre. Parish, il precedente detentore del primato, si era ritirato nel 1997, in un’epoca in cui il gioco era fisicamente diverso e la longevità atletica era considerata quasi un’eccezione. James, invece, ha costruito questo record non solo accumulando minutaggio, ma mantenendo – anche a questa età – un impatto sul gioco che pochi avrebbero potuto immaginare.

Le sue serate, ormai, non sono più quelle delle schiacciate spettacolari in transizione, ma la sua capacità di leggere le situazioni e di essere decisivo nei momenti chiave rimane intatta. La vittoria allo scadere contro Orlando, con i Lakers che si sono affidati alla freddezza di Kennard, porta comunque la sua impronta in termini di gestione del gioco e di presenza scenica.

I numeri che parlano: da Durant a Gilgeous-Alexander, una notte di firme pesanti

A guardare il tabellino complessivo della nottata, emergono con chiarezza i nomi di coloro che hanno preso per mano le proprie squadre. Oltre ai già citati Durant (27 punti per Houston) e Gilgeous-Alexander (40 per Oklahoma City), la serata ha consegnato altri spunti interessanti. La classifica dei marcatori storici, con Durant che ora guarda dal quinto posto in avanti, è destinata a essere nuovamente aggiornata nelle prossime settimane, considerata la media realizzativa che il giocatore dei Rockets mantiene ancora oggi. Per James, invece, il traguardo delle presenze rappresenta forse il record più difficile da eguagliare per le generazioni future, perché richiede un mix di talento, fortuna fisica e una dedizione al lavoro che va ben oltre le normali logiche di gestione dei minutaggi nell’Nba moderna.

I Thunder, intanto, continuano a macinare gioco e risultati, consolidando la loro posizione in vetta alla Western Conference con quella che ormai è una striscia di 11 vittorie consecutive, un dato che la dice lunga sulla solidità del gruppo nonostante gli episodi di tensione come quello verificatosi contro Washington.

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