Nikkei sopra 60mila punti, e Seul vola con l’ai dell’intelligenza artificiale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La seduta del 23 aprile sui mercati asiatici si è rivelata un perfetto esempio di quella volatilità che, ormai da mesi, accompagna gli scambi appena si allentano le tensioni geopolitiche. Dopo un’apertura in netto rialzo, alimentata dall’ottimismo proveniente da Wall Street – dove l’S&P 500 e il Nasdaq hanno chiuso a nuovi massimi storici – le principali borse orientali hanno invertito la rotta, chiudendo in territorio negativo. A pesare, è evidente, il perdurare di uno stato di allerta legato ai rapporti tra Stati Uniti e Iran, nonostante il presidente Donald Trump abbia deciso di estendere il cessate il fuoco; una tregua che, se da un lato ha rassicurato gli investitori più prudenti, dall’altro non è bastata a scongiurare prese di profitto e movimenti difensivi.

Proprio in questo contesto di incertezza controllata, la Borsa di Tokyo ha regalato un momento storico: l’indice Nikkei ha infatti superato per la prima volta la soglia dei 60.000 punti. Un traguardo che sembrava lontanissimo solo pochi mesi fa, e che è stato raggiunto in una fase di forte contrasto tra la solidità dei conti del settore tecnologico – i quali continuano a sorprendere positivamente – e la cautela imposta dagli scenari internazionali. Il record nipponico, va detto, non è stato però sufficiente a sostenere l’intero listino, che ha poi ceduto parte dei guadagni iniziali in una sessione descritta dagli operatori come “nervosa ma non irrazionale”.

L’effetto domino dei conti trimestrali

A trainare gli entusiasmi, nelle prime ore di contrattazione, c’erano soprattutto i numeri arrivati dal settore dei semiconduttori. In particolare, il colosso sudcoreano SK Hynix – uno dei principali produttori mondiali di chip memoria – ha presentato un utile trimestrale che ha quintuplicato le stime più ottimistiche, grazie alla domanda incessante legata all’intelligenza artificiale. Un risultato, questo, che ha trascinato al rialzo anche il Kospi di Seoul, il quale ha aggiornato a sua volta il proprio record storico, confermando come l’intera filiera tecnologica asiatica stia beneficiando della corsa all’AI. Non solo: l’effetto si è propagato verso altri titoli correlati, generando una sorta di rimbalzo a catena che ha spinto molti investitori a ricoprirsi sull’azionario nipponico proprio mentre il Nikkei toccava il massimo.

La tregua che non placa del tutto i timori

Eppure, la cautela è tornata prepotentemente nel pomeriggio asiatico. Nonostante l’estensione del cessate il fuoco tra Washington e Teheran – un elemento che, di per sé, avrebbe dovuto alleggerire la pressione sui listini – i trader hanno preferito non lasciarsi trascinare dall’euforia. Le trattative, si sussurra tra gli addetti ai lavori, restano su un filo sottile, e nessuna intesa appare realmente solida a meno di un impegno diretto e verificabile. Di conseguenza, l’iniziale euforia per il record del Nikkei e per la performance da leone di SK Hynix ha lasciato spazio a un cauto disimpegno, con volumi in aumento proprio nelle fasi finali della seduta. Un comportamento, questo, tipico delle fasi in cui l’incertezza geopolitica si scontra con fondamentali economici oggettivamente solidi.

Wall Street fa da apripista, ma l’Asia segue a strappi

Il riferimento ai massimi storici di Wall Street non è secondario, perché è proprio da lì che è partita la scintilla: il presidente Trump, estendendo la tregua con l’Iran, ha fornito il pretesto per un rally notturno sui futures asiatici. E tuttavia, quando poi i mercati hanno aperto concretamente, la musica è cambiata. L’indice Nikkei, dopo aver sfondato quota 60.000 – un livello psicologico e tecnico di straordinaria rilevanza – è parso quasi vittima del proprio successo, innescando vendite da parte di chi aveva scommesso su un ritracciamento proprio attorno a quella soglia. Il Kospi, pur tenendo meglio grazie al peso specifico di SK Hynix, ha comunque mostrato segni di affaticamento. In definitiva, la seduta del 23 aprile resterà negli annali per il primato assoluto del listino giapponese, ma anche per aver dimostrato come, in un clima ancora teso, anche le migliori notizie possano essere digerite con fatica.

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