Operazione Medusa, smantellato il giro di prostituzione tra Isola Capo Rizzuto e Crotone: sei arresti e hotel sequestrato
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Un'organizzazione dedita allo sfruttamento della prostituzione, che operava tra Isola Capo Rizzuto e Crotone, è stata smantellata dai carabinieri del Comando provinciale di Crotone. I militari, supportati dallo Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria, da unità cinofile e dal Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia, hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Crotone su richiesta della locale Procura, nei confronti di otto persone, di cui sette di nazionalità straniera e un cittadino italiano.
L'operazione, denominata "Medusa", ha portato all'arresto di sei indagati: per quattro è stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre per due gli arresti domiciliari; altre due persone sono state denunciate a piede libero. Oltre alle misure restrittive, i militari hanno posto sotto sequestro un noto hotel del capoluogo, utilizzato come base logistica per gli incontri a pagamento.
L'indagine e i luoghi dello sfruttamento
L'attività investigativa, avviata nello scorso autunno dai carabinieri della Tenenza di Isola di Capo Rizzuto e coordinata dalla Procura di Crotone, diretta da Domenico Guarascio, ha ricostruito nel dettaglio il modus operandi del gruppo criminale. La base operativa dell'organizzazione era saldamente radicata a Isola di Capo Rizzuto, ma le attività illecite si consumavano prevalentemente a Crotone.
Gli incontri, infatti, avvenivano non solo in appartamenti e nell'hotel sequestrato, ma anche e soprattutto per strada, in pieno giorno, in luoghi altamente frequentati e persino nei pressi di aree gioco per bambini. Le indagini hanno accertato che le prestazioni sessuali venivano offerte nel cuore della città, tra i vicoli del mercato di Piazzale Nettuno, nei parcheggi dello stadio e dell'ospedale, esponendo famiglie e minori a scene esplicite e compromettendo gravemente il decoro urbano.
Il ruolo delle donne e la gerarchia del sodalizio
L'organizzazione, caratterizzata da forti vincoli familiari e una struttura gerarchica ben definita, vedeva le donne svolgere un ruolo ambiguo. Da un lato, erano loro a gestire in autonomia il procacciamento dei clienti; dall'altro, erano costrette a subire il controllo e la vigilanza costante degli uomini del clan, che le accompagnavano sui luoghi di meretricio e si appropriavano dei guadagni.
Non si trattava, quindi, di semplice favoreggiamento, ma di un vero e proprio sistema di sfruttamento in cui gli indagati vivevano quasi esclusivamente dei proventi delle donne, amministrando una "cassa comune" in cui confluivano i ricavi. Tra i destinatari del provvedimento cautelare figurano anche due donne, indagate per aver occasionalmente favorito l'inserimento e l'attività di nuove ragazze all'interno del giro illecito.
Agli indagati, a vario titolo, vengono contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, violenza sessuale aggravata e minaccia grave.
I profitti illeciti e il tenore di vita degli indagati
L'attività di sfruttamento rappresentava un giro d'affari imponente e totalmente sommerso. Gli accertamenti economico-finanziari, condotti dai carabinieri in sinergia con il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza, hanno rivelato un netto contrasto tra il lussuoso tenore di vita degli indagati e i redditi dichiarati, spesso pari a zero.
L'incrocio dei dati bancari con la proiezione operativa degli incassi quotidiani ha permesso di stimare profitti illeciti per svariate decine di migliaia di euro per ciascun nucleo familiare, con picchi che, per un singolo sfruttatore, avrebbero raggiunto quasi i 90.000 euro. Parte di questi ingenti proventi in contante, secondo quanto ricostruito, sarebbe stata veicolata verso l'estero tramite circuiti di rimessa non bancari, al fine di eludere la tracciabilità.
La platea di clienti, tanto vasta quanto trasversale e insospettabile, non proveniva solo dalla città di Crotone, ma si spostava appositamente da tutto il territorio crotonese e dalle province di Catanzaro e Cosenza, alimentando un vero e proprio pendolarismo finalizzato a consumare prestazioni sessuali a pagamento.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
