Il Marsiglia trattiene Benatia: le dimissioni respinte dopo il divorzio con De Zerbi
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Redazione Sport
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Il terremoto che ha scosso l’Olympique Marsiglia, consumatosi nella notte tra lunedì e martedì con l’ufficialità della risoluzione consensuale del contratto di Roberto De Zerbi, avrebbe potuto generare una replica di magnitudo persino superiore qualora il club non avesse fatto muro -4. Perché nell’aria, densa e irrespirabile del centro sportivo Robert Louis-Dreyfus, insieme agli scatoloni degli assistenti del tecnico bresciano si aggirava anche l’ombra di un altro addio, quello di Mehdi Benatia -5. Il direttore sportivo marocchino, da molti considerato il principale artefice dell’arrivo di De Zerbi e del successivo secondo posto in Ligue 1 nella stagione 2024-25, ha fatto i conti con la propria coscienza e con quel codice di lealtà che lo legava all’allenatore. Ed è per questo che, nella giornata di martedì, ha formalizzato la propria offerta di dimissioni sia al presidente Pablo Longoria sia all’azionista Frank McCourt, il quale segue le vicende del club dagli Stati Uniti -2-5.
La risposta della dirigenza è stata tuttavia secca e immediata: un rifiuto. Longoria, che pure con Benatia avrebbe attraversato momenti di tensione nei mesi precedenti e un rapporto talvolta logorato dalla gestione dello spogliatoio, ha in questo fr frangente scelto di agire da pompiere, consapevole che privarsi del direttore sportivo a stagione in corso, e per di più senza una guida tecnica, avrebbe rappresentato un azzardo forse fatale. Benatia, d’altronde, non aveva nascosto le proprie intenzioni nemmeno davanti alla squadra. Nel corso di un incontro chiarificatore svoltosi mercoledì, l’ex difensore ha preso la parola di fronte a un gruppo visibilmente scosso, spiegando senza giri di parole che se il tecnico si era assunto le sue responsabilità fino al punto di lasciare, lui era altrettanto pronto a fare altrettanto, aggiungendo – in una sorta di ultimatum interiore più che formale – che se le regole imposte dovessero risultare troppo gravose per i calciatori, lui sarebbe stato disposto a farsi da parte per restituire loro la tranquillità.
Un gesto di fedeltà al progetto triennale andato in frantumi
Ciò che ha spinto Benatia a compiere quel passo, secondo quanto ricostruito da *RMC Sport*, non è stata soltanto la consuetudine formale che lega spesso un dirigente al proprio allenatore, bensì una precisa architettura progettuale. Il dirigente era arrivato a Marsiglia con l’idea chiara di sviluppare un piano triennale incentrato proprio sul credo calcistico di De Zerbi, un credo che prevedeva un calcio totale, votato al possesso e al rischio, molto simile nella sostanza – se non nelle modalità di rottura – a quello del suo idolo Marcelo Bielsa. Ma l’uscita di scena dell’italiano, complice l’eliminazione dalla Champions League maturata a fine gennaio contro il Brugge e l’inaccettabile 5-0 incassato al Parco dei Principi contro il Paris Saint-Germain, ha vanificato ogni programmazione. Benatia si è sentito, a tutti gli effetti, corresponsabile del fallimento, e ha ritenuto doveroso esporsi in prima persona, quasi a voler riequilibrare il peso di una colpa che non poteva essere scaricata unicamente sulle spalle del tecnico.
Il faccia a faccia con lo spogliatoio e la linea di Longoria
L’assemblea convocata nella tana del club, quella Commanderie che per anni è stata crocevia di entusiasmi e delusioni, ha offerto un saggio della personalità di Benatia. L’ex Roma e Juventus non ha usato metafore, né ha cercato alibi: ha messo i calciatori di fronte alla realtà, chiedendo loro una assunzione di responsabilità collettiva. ‟Se le regole sono troppo dure, ditelo, e io me ne vado, vi lascio tranquilli”, ha scandito secondo le cronache, lanciando poi un ‟altrimenti si gira pagina e si va avanti insieme” che suona più come un avvertimento che come una semplice esortazione. Alcuni senatori dello spogliatoio gli hanno manifestato immediato sostegno, ma l’atmosfera rimane carica di tensione, con una squadra che dovrà ora imparare a convivere con un direttore sportivo che ha pubblicamente dichiarato di aver messo il proprio mandato nelle mani del club, salvo poi vederselo restituire per volontà superiore.
Il nodo della successione e l’eredità contesa di De Zerbi
Mentre la dirigenza lavora sottotraccia per individuare un successore – operazione resa ancor più delicata dalla necessità di riparare immediatamente ai danni di una classifica che, nonostante tutto, vede l’OM al terzo posto – le reazioni esterne all’addio di De Zerbi si moltiplicano, alimentando un dibattito che in Italia ha trovato terreno fertile soprattutto a Firenze. La suggestione viola, emersa prepotentemente sui social dopo l’ufficialità della separazione, ha cavalcato l’onda del momento, trovando in Paolo Vanoli un bersaglio facile: la posizione dell’attuale tecnico della Fiorentina, già in bilico prima della gara con il Torino, è apparsa ancor più precaria alla luce della nuova disponibilità sul mercato del bresciano. Suggestione, questa, che al momento non ha alcuna formalizzazione concreta, ma che dimostra quanto il profilo di De Zerbi continui ad attrarre piazze esigenti.
Parallelamente, non sono mancate le critiche. Lele Adani, intervenuto nel corso della consueta trasmissione su Twitch al fianco di Antonio Cassano e Nicola Ventola, ha attribuito al tecnico parte della responsabilità per l’insuccesso marsigliese. Adani ha riconosciuto a De Zerbi il merito storico di aver contribuito a innovare la cultura calcistica, ma ha al contempo sottolineato come a Marsiglia il suo lavoro non sia stato all’altezza delle aspettative, quasi a voler tracciare una linea netta tra il teorico e l’esecutivo, tra l’inventore di calcio e colui che quel calcio non è riuscito a tradurre in risultati durevoli. Un’analisi che, seppur tagliente, restituisce la complessità di un divorzio nel quale nessuno – e Benatia per primo – ha voluto sentirsi spettatore.




