Moda e caporalato, la procura di Milano bussa alle porte di Chanel, Cucinelli e Moncler

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La procura di Milano ha allargato il proprio raggio d'azione nella lunga scia di inchieste sul caporalato nel settore della moda, con un'operazione che ha portato i carabinieri del nucleo tutela del lavoro a bussare alle porte di undici importanti marchi del lusso. L'ordine di esibizione, eseguito su delega del pm Paolo Storari, ha riguardato colossi come Chanel, Brunello Cucinelli, Bulgari, Etro e Moncler, ai quali è stato chiesto di consegnare tutta la documentazione relativa ai controlli effettuati sui propri fornitori e subfornitori negli ultimi due anni.

L'obiettivo, come si legge nel provvedimento, è quello di verificare l'“idoneità dei modelli organizzativi” adottati da questi brand per prevenire fenomeni di sfruttamento della manodopera e caporalato lungo l'intera filiera produttiva.

Il filo rosso che lega i grandi brand agli opifici irregolari

Al centro delle richieste della procura vi è la necessità di ricostruire i legami tra le grandi case di moda e una serie di fornitori e subfornitori già finiti nel mirino degli inquirenti per presunte irregolarità. Tra le società coinvolte, nessuna risulta al momento indagata, ma tutte sono state collegate, tramite società terze, a opifici come Moda Fashion Style e Isacco, già noti per essere al centro di indagini sullo sfruttamento di operai cinesi.

I controlli si concentrano in particolare sulla catena di produzione di accessori, come sacchetti, copriabiti, shopper e pochette, articoli spesso realizzati in laboratori esterni dove, secondo le accuse, sarebbero state riscontrate condizioni di lavoro gravemente al di sotto degli standard di legge. L'inchiesta vuole dunque accertare se i grandi marchi, attraverso i propri modelli di compliance e di governance, abbiano esercitato un controllo sufficientemente efficace per prevenire e reprimere eventuali abusi.

L'inquietante scoperta nel capannone di Pero

La richiesta di documenti avanzata dalla procura di Milano si inserisce in un quadro investigativo che ha già portato a scoprire situazioni di grave sfruttamento. Il fulcro dell'indagine ha preso forma durante le ispezioni condotte lo scorso maggio dai carabinieri del Nucleo Tutela Lavoro in un capannone di Moda Fashion Style a Pero, alle porte di Milano, dove sarebbero stati trovati operai cinesi senza contratto e senza permesso di soggiorno, alloggiati in contesti degradanti e costretti a lavorare con macchinari privi di meccanismi di sicurezza.

È proprio a seguito di questi accertamenti che è emerso il collegamento con i marchi del lusso: la scoperta che Brandart spa e Fvl srl, due società fornitrici dirette dei brand, risultavano a loro volta collegate a questi opifici irregolari, ha spinto i magistrati ad allargare il perimetro delle verifiche.

Una strategia investigativa a tappeto nel settore del lusso

L'iniziativa di luglio rappresenta l'ultimo tassello di una strategia investigativa che la procura di Milano sta portando avanti da tempo per mettere in ordine le catene di fornitura del settore moda. Già a dicembre 2025, il pm Storari aveva avviato un'operazione analoga nei confronti di altri tredici grandi marchi del lusso, tra cui Gucci, Prada e Dolce&Gabbana, chiedendo la documentazione sui sistemi di controllo per verificare il rispetto delle norme in materia di lavoro e sicurezza.

Questa linea d'indagine, che ha già portato in passato a misure di amministrazione giudiziaria temporanea per aziende come Loro Piana, mira a ridefinire gli standard di responsabilità nell'industria della moda, ponendo l'accento sulla necessità di controlli a tutti i livelli della filiera. Una volta consegnata la documentazione richiesta, le società coinvolte avranno la possibilità di affrontare eventuali criticità emerse di propria iniziativa, dimostrando la volontà di allinearsi alle prescrizioni degli inquirenti.

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