Tragedia sull'A5: indagato per omissione di soccorso l'autista del furgone
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Redazione Interno
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Una tragedia familiare, che spezza il corso di una serata qualunque, ha segnato a fuoco la memoria del Canavese, dove una bambina di soli tre mesi ha perso la vita in un incidente sull'autostrada A5. La dinamica, ricostruita dagli investigatori della Procura di Ivrea, parla di un tamponamento avvenuto poco dopo lo svincolo di Volpiano, quando un furgone avrebbe colpito la Fiat 500X su cui viaggiavano la madre e la piccola Lucia, la quale – è bene ricordarlo – avrebbe compiuto gli agognati tre mesi proprio lunedì 12 dicembre. L’impatto, di una violenza inaudita, ha provocato il precipitare dell’auto contro le barriere in cemento del tracciato, con la conseguenza, devastante, che il seggiolino con la neonata sia stato sbalzato dall’abitacolo per finire, senza alcuna protezione, sull’asfalto della carreggiata. Della madre, rimasta sotto choc e impossibilitata a reagire, i primi testimoni raccontano il disperato tentativo di cercare la figlia tra le lamiere, invocando un aiuto che per la piccola non è più arrivato in tempo.
La ricostruzione e le prime dichiarazioni
A delineare i contorni giudiziari della vicenda, nella quale si intrecciano fatalità e condotte umane, sono state le indagini coordinate dalla polizia giudiziaria, le quali hanno rapidamente focalizzato l’attenzione sul conducente del veicolo commerciale. Costui, un dipendente di un’azienda della zona, si era presentato spontaneamente per fornire la propria versione dei fatti, sostenendo inizialmente di aver creduto, nell’impatto, di aver urtato un cinghiale. Una tesi, questa, che è parsa subito fragile agli inquirenti, i quali, esaminando con scrupolo il sistema di tracciamento del furgone, hanno rilevato come il mezzo si fosse fermato proprio in corrispondenza dell’area di sosta teatro della sciagura, un dettaglio che contraddiceva palesemente il primo racconto. Le tracce rinvenute sul veicolo, del resto, hanno confermato la collisione con un’autovettura, conducendo gli investigatori a scartare l’ipotesi dell’animale selvatico e a considerare ben più gravi le responsabilità dell’uomo.
L’avvio delle indagini e il ruolo dell’autopsia
Proprio la discrepanza tra quanto dichiarato e le evidenze tecniche ha spinto la magistratura a formalizzare la posizione del conducente, iscritto nel registro degli indagati per il reato di omissione di soccorso, un capo d’imputazione che grava su chi, coinvolto in un incidente, non fornisce l’assistenza dovuta. Il percorso per accertare piene verità e responsabilità vedrà un momento significativo nell’autopsia disposta sul corpicino di Lucia, fissata per lunedì 15 dicembre, la quale potrà chiarire le esatte cause del decesso e fornire elementi utili a comprendere la dinamica dell’impatto e della successiva proiezione fuori dall’abitacolo. Un passaggio, questo, che i periti affronteranno con la massima delicatezza, consci del dolore straziante che accompagna la perdita di una vita così giovane, spezzata prima ancora di iniziare.
Il procedimento e le evidenze
La vicenda giudiziaria, dunque, procede su un binario definito, dove le dichiarazioni iniziali si sono scontrate con l’inarrestabile precisione dei dati tecnologici e delle perizie, i quali hanno già smentito la fondatezza della tesi del cinghiale. Restano ora da appurare, nel rigoroso rispetto del contraddittorio e delle garanzie dovute a ogni indagato, le ragioni che avrebbero condotto a una simile versione dei fatti e, soprattutto, a una mancata assistenza verso chi, coinvolto nello stesso evento, versava in condizioni di estremo pericolo. Il sistema di tracciamento, che ha registrato la sosta in un luogo e in un momento incompatibili con un semplice transito, rappresenta una prova cardine, attorno alla quale si costruirà l’intera impalcatura accusatoria, mentre la comunità attende, in un silenzio carico di sofferenza, che la giustizia faccia il suo corso per una piccola vita ingiustamente strappata.




