Patrimoniale, Schlein frena davanti ai giovani industriali: «Non è nel programma»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
RAPALLO – La lunga campagna elettorale per le politiche del 2026 è già entrata nel vivo, e il palco del cinquantacinquesimo Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria, tradizionale appuntamento annuale nella cittadina ligure, si è trasformato ieri in un inaspettato ring politico.
Se da un lato la presidente Maria Anghileri ha lanciato un allarme quasi drammatico sullo stato di salute del sistema Paese – descrivendo una generazione «arrabbiata, bloccata» che rischia l’espulsione dal mercato del lavoro – dall’altro la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, è stata costretta a una netta frenata sul tema forse più divisivo del centrosinistra.
Intervenendo dopo l’affondo del leader di Italia Viva Matteo Renzi, che aveva spiazzato la platea con una «pars destruens» carica di statistiche, la leader dem ha chiarito la propria posizione con una secca precisazione: la patrimoniale, argomento caldo per l’ala sinistra del campo largo, non è ufficialmente nel programma dell’alleanza progressista.
La sfida di Anghileri: «Mille euro in più in busta paga»
A tenere banco, tuttavia, è stata soprattutto la relazione di Maria Anghileri, leader dei “juniores” di viale dell’Astronomia, che ha aperto i lavori con un dato che definisce «inaccettabile»: mentre i riflettori restano accesi sulle pensioni (quasi 400 miliardi di spesa assorbiti dal settore previdenziale), l’istruzione e il sostegno alle giovani famiglie si dividono appena 132 miliardi. È da questo squilibrio, secondo la rappresentante degli imprenditori under 40, che nasce la fuga dei cervelli e quella sensazione di essere fanalino di coda in Europa.
Per arginare l’emorragia di talenti – che riguarda centinaia di migliaia di giovani all’anno – Anghileri ha rilanciato la proposta di un «salario competitivo» per gli under 35, da realizzare attraverso un meccanismo di esenzione Irpef decrescente su un quinquennio: detassazione totale nel primo anno di lavoro, per scendere gradualmente fino a un residuale 20 per cento al quinto anno, il tutto per redditi fino a 50mila euro. Un intervento, questo, che varrebbe fino a mille euro netti aggiuntivi al mese nelle buste paga dei neoassunti.
Fisco e burocrazia, il «giogo» da rimuovere
Non si è limitata a chiedere sgravi per i dipendenti, la presidente dei giovani imprenditori. Nel suo discorso, ha sottolineato con forza come il sistema Italia stia perdendo competitività a causa di un peso fiscale e burocratico definito «un giogo sulla schiena» di aziende e lavoratori. «Continuare a utilizzare le imprese e i lavoratori dipendenti come una miniera da cui estrarre l’80% del gettito fiscale è ingiustificabile», ha tuonato Anghileri, aggiungendo che l’amor di patria non basta certo per pagare il mutuo della prima casa.
Al fianco della riduzione delle tasse sul lavoro, la dirigente d’azienda – che nel quotidiano guida un gruppo siderurgico con centinaia di dipendenti – ha chiesto interventi strutturali per accelerare sulle rinnovabili e sul nucleare, oltre alla creazione di un «portale unico» digitale che semplifichi l’accesso agli incentivi e la nascita di nuove attività. Sul fronte dell’innovazione, è stata rilanciata anche l’idea di una «borsa per l’imprenditorialità», sul modello delle borse di dottorato tedesche e finlandesi, che garantirebbe fino a 2.
500 euro al mese per un anno a chi decide di mettersi in proprio.
Schlein schermisce e rilancia: «Porteremo le nostre ricette»
Quando il moderatore David Parenzo ha cercato di pungolarla sul tema della patrimoniale – un’ipotesi che periodicamente riaffiora nel dibattito economico italiano – la segretaria democratica ha prontamente deviato il tiro. «Non è tra le cose già condivise nel programma dell’alleanza progressista», ha risposto Schlein, tentando di spegnere sul nascere le polemiche interne al campo largo che vedono le posizioni del Pd spesso distanti da quelle di Alleanza Verdi e Sinistra.
Pur frenando sulla tassa patrimoniale, la leader del principale partito di opposizione ha cercato di recuperare consensi tra la platea imprenditoriale, dichiarandosi disponibile a discutere «strumenti di politica industriale che funzionino» e accogliendo con interesse l’idea della borsa per l’imprenditorialità, magari da destinare alle aree interne del Paese. Un tentativo, quello di Schlein, di marcare la differenza rispetto al governo pur senza sposare le tesi più radicali in materia di fisco.




