Vingegaard trionfa alla Parigi-Nizza con un distacco record, l’ultimo sigillo è di Martinez
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Redazione Sport
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Alla fine è stato Jonas Vingegaard a mettere il proprio sigillo sull’84esima edizione della Parigi-Nizza, una corsa che mancava nel suo già ricchissimo palmarès e che il danese ha letteralmente dominato dalla prima all’ultima salita, se si esclude l’epilogo dell’ottava frazione. Perché se la classifica generale non ha mai avuto una storia, con il leader della Visma-Lease a Bike capace di polverizzare ogni resistenza e di chiudere i giochi con due giorni di anticipo, l’ultima tappa, la Nizza-Nizza di 129 chilometri, ha regalato un finale diverso, con il francese Lenny Martinez capace di resistere alla furia del cannibale danese e di batterlo in una volata a due che sa di impresa. Una domenica di sole sulla Costa Azzurra, con il traguardo spostato eccezionalmente all’Allianz Riviera invece che sulla Promenade des Anglais a causa del primo turno delle elezioni municipali, ha fatto da cornice a una passerella che di scontato però non aveva nulla.
La fuga decisiva sul Linguador e il duello per la gloria
È stata la Côte du Linguador, ultima asperità di giornata con pendenze a doppia cifra, a decidere le sorti della frazione e a disegnare il copione del finale. Quando mancavano una ventina di chilometri all’arrivo, Vingegaard ha piazzato la stoccata che ci si aspettava, l’ennesimo allungo per testare la gamba e magari portare a casa anche l’ottava vittoria. Un'accelerazione selettiva, violenta, che ha spezzato in due il drappello dei migliori. Tutti hanno dovuto alzare bandiera bianca, tutti tranne uno: Lenny Martinez, il giovane transalpino della Bahrain-Victorious, quello che forse era il meno atteso in quella posizione. Il francese, classe 2003, ha agganciato la ruota del due volte vincitore del Tour e non l’ha più mollata, dando vita a un forcing a due che ha rapidamente guadagnato un margine rassicurante sugli inseguitori. Una collaborazione inizialmente tesa, con Vingegaard a dettare il ritmo e Martinez a limitare i danni, consapevole di essere di fronte a un fenomeno. Poi, una volta capito che l’intesa poteva portarli fino in fondo, i due hanno iniziato a cambiarsi, anche se, come ammesso poi dallo stesso francese, era il danese a fare la parte del leone, forte di una potenza aerodinamica impressionante.
Nella testa dei due battistrada, complice forse anche la stanchezza, si è materializzata l’idea di giocarsi tutto in volata. E qui è venuta fuori la freddezza di Martinez. Il corridore della Bahrain, alla sua undicesima affermazione tra i professionisti, ha aspettato il momento giusto, ha lasciato che fosse Vingegaard a chiudere gli ultimi buchi e poi ha lanciato la volata dai duecento metri. Il danese ha provato a rimontare, la sua ombra si è allungata sulla ruota del francese, ma la linea d’arrivo è arrivata prima per Lenny, che ha potuto così alzare le braccia al cielo in una sorta di rivincita generazionale. Alle loro spalle, a sette secondi, il gruppo degli inseguitori regolato da Harold Tejada ha completato il podio di tappa, in un giorno in cui la cronaca è stata comunque tutta per la fuga dei due fenomeni.
Un dominio senza precedenti e la classifica generale blindata
Se l’ultimo giorno ha sorriso a Martinez, il bilancio complessivo della settimana porta in maniera indelebile la firma di Jonas Vingegaard. Per il 29enne di Hillerslev, alla terza partecipazione, questa Parigi-Nizza rappresenta una pietra miliare, non solo per il primo trionfo finale ma per le modalità con cui è stato costruito. Il ciclismo moderno è abituato a distacchi risicati, a corse che si decidono per dettagli o secondi preziosi, ma il danese ha infranto questa regola, imponendo un divario che mancava dal 1939. Il secondo in classifica, il colombiano Daniel Martinez della Red Bull-BORA-hansgrohe, nonostante una tappa conclusiva rocambolesca in cui è caduto per un contatto con il suo stesso compagno Vlasov, ha chiuso a quattro minuti e ventitré secondi. Un abisso, in una corsa di una settimana. Terzo, il tedesco Georg Steinhauser, staccato di oltre sei minuti, a testimonianza di una dittatura che non ha ammesso repliche.
Due tappe vinte, quelle di Colombier-le-Vieux e Uchon, entrambe con arrivo in salita e entrambe frutto di accelerazioni inesorabili che hanno lasciato sul posto chiunque provasse a seguirlo. E poi il dominio nelle classifiche: la maglia gialla, ovviamente, ma anche quella verde a punti e quella a pois di miglior scalatore, a certificare una completezza fisica e mentale che in pochi possono vantare. Una risposta, quella di Vingegaard, al poker di Tadej Pogacar alla Strade Bianche, quasi a voler dire che la sfida per le grandi corse a tappe dell’anno è appena cominciata. Per il danese, che aveva dovuto posticipare l’esordio stagionale per una caduta in Spagna, questo trionfo sulla Costa Azzurra rappresenta la base su cui costruire i prossimi obiettivi, a partire dal Giro d'Italia, che lo vedrà al via per la prima volta in carriera.
La beffa di Ayuso e la crescita costante di Martinez
Non si può raccontare questa Parigi-Nizza senza citare quello che, sulla carta, doveva essere il grande antagonista di Vingegaard. Juan Ayuso, lo spagnolo della Lidl-Trek, aveva infatti indossato la maglia gialla nei primi giorni e sembrava in grado di reggere il confronto. Poi, la pioggia, il freddo e una caduta nella quarta tappa hanno spento il duello sul nascere, costringendo il talento iberico al ritiro e lasciando di fatto campo libero al danese. Una tegola pesante per lo spettacolo, che ha privato la corsa del suo principale motivo di interesse, trasformando la rincorsa alla generale in una passerella per un Vingegaard comunque straripante.
Per Lenny Martinez, invece, questa domenica rappresenta una tappa importante nella sua crescita. Giunto in stagione alla Bahrain-Victorious dopo tre anni alla Groupama-FDJ, il figlio d'arte (suo padre Miguel fu campione olimpico di mountain bike) ha dimostrato di poter competere alla pari coi mostri sacri. Battere Vingegaard in volata, per di più dopo averne retto il ritmo in salita, è un assist che vale più di tante parole. Il quinto posto finale in classifica, maturato anche per qualche difficoltà iniziale e per le condizioni meteo che hanno accorciato alcune tappe, lascia un lieve alone di rammarico, ma la prestazione dell'ultimo giorno, e questa vittoria di tappa che vale come una perla, proiettano Martinez verso un futuro da protagonista nelle corse a tappe di una settimana.




