Lenny Martinez batte Vingegaard nell’ultima tappa, ma il danese domina la Parigi-Nizza con un distacco record
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Redazione Sport
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L’84ª edizione della Parigi-Nizza si è chiusa con il sigillo di Lenny Martinez sul traguardo di Nizza, una vittoria di tappa che però non scalfisce la superiorità mostrata per una settimana intera da Jonas Vingegaard. Il danese, due volte vincitore del Tour de France, ha messo le mani sulla corsa francese che gli mancava, imponendo un dominio talmente perentorio da entrare negli annali. La frazione conclusiva, 129 chilometri con partenza e arrivo nel capoluogo della Costa Azzurra, ha offerto un duello finale tra i due uomini migliori. L’attacco decisivo è arrivato sulla Côte de Linguador, l’ultima aspergia di giornata: Vingegaard ha forzato l’andatura, ma Martinez, classe 2003 della Bahrain-Victorious, è stato l’unico a reggere la sua ruota, dando vita a una fuga a due che nessuno sarebbe più riuscito a ricucire. I battistrada hanno collaborato fino all’ingresso nello stadio Allianz Riviera, sede scelta per l’arrivo al posto della tradizionale Promenade des Anglais a causa del primo turno delle elezioni municipali. Nella volata a due, il francese ha avuto la meglio, regalandosi il secondo successo consecutivo in questa corsa dopo quello del 2025, ma il risultato più pesante era già saldamente nelle mani del danese.
Il dominio senza appello di Vingegaard: distacco mai visto dal 1939
Jonas Vingegaard, alla sua terza partecipazione, ha conquistato per la prima volta la classifica generale della Corsa del Sole con un margine che non si vedeva da decenni. I 4 minuti e 23 secondi rifilati al secondo classificato, il colombiano Daniel Martinez della Red Bull-Bora-hansgrohe, rappresentano il vantaggio più ampio dal lontano 1939, un dato che certifica la differenza abissale fatta registrare sulle strade francesi. Il danese del team Visma-Lease a Bike non si è limitato a gestire, ma ha letteralmente annientato la concorrenza, vincendo due tappe con arrivo in salita a Colombier-le-Vieux e a Uchon, quest’ultima caratterizzata dal clima proibitivo che aveva messo in ginocchio diversi favoriti, incluso lo spagnolo Juan Ayuso, costretto al ritiro dopo una caduta proprio nella frazione in cui Vingegaard indossava le bretellone da minatore per proteggersi dal gelo. A Nizza, il 29enne ha chiuso secondo nella tappa vinta da Martinez, ma il suo predominio è stato totale, estendendosi anche alle classifiche secondarie: sue, oltre alla gialla, anche la maglia verde dei punti e quella a pois della montagna.
La gioia di Lenny Martinez e il podio dei giovani
Per Lenny Martinez, figlio e nipote d’arte, il successo sul traguardo nizzardo ha un sapore speciale. Il 22enne francese, che nella generale ha chiuso al quinto posto, ha raccontato la genesi di quella che definisce una vittoria bellissima, ottenuta dopo aver inseguito il successo dall’inizio della stagione. Il momento chiave, nelle sue parole, è stato quello in cui è riuscito ad aggrapparsi alla ruota di Vingegaard sull’ultima salita, collaborando poi con lui nel tratto finale nonostante la paura di subire un nuovo attacco. «È pazzesco vincere qui, e farlo battendo Jonas in uno sprint rende il tutto ancora più speciale», ha spiegato Martinez, che ha dovuto gestire lo stress di una volata contro un avversario dal noto spunto veloce, lanciandola forse da un po’ troppo lontano ma riuscendo a contenere il ritorno dell’ombra del danese alle sue spalle. Sul podio finale di Nizza, insieme ai due protagonisti dell’ultima tappa, è salito anche il tedesco Georg Steinhauser (EF Education-EasyPost), terzo a 6 minuti e 7 secondi, che si è inoltre aggiudicato la maglia bianca di miglior giovane, un risultato di grande rilievo per lui dopo le difficoltà fisiche e mentali patite nella passata stagione a causa di una borreliosi non diagnosticata.
L’assenza di rivali e la superiorità sugli inseguitori
La corsa francese ha offerto lo spunto per tracciare un primo bilancio degli equilibri in vista dei grandi appuntamenti. La superiorità di Vingegaard è apparsa evidente fin dalle tappe di montagna, dove la sua capacità di produrre uno sforzo violento e costante ha messo in crisi tutti gli avversari. Il distacco inflitto a Daniel Martinez, il primo degli inseguitori, è stato costruito metro dopo metro, senza mai un cedimento. Alle spalle dei primi tre, la classifica ha visto piazzarsi Kevin Vauquelin (Ineos Grenadiers) a 6 minuti e 24 secondi e lo stesso Lenny Martinez a 7 minuti e 31 secondi, a testimonianza di come la corsa si sia rotta proprio sullo scoglio della potenza del danese. Mentre Vingegaard volge ora lo sguardo al Giro d’Italia, obiettivo dichiarato per la prima volta in carriera, e Tadej Pogacar continua a collezionare successi con attacchi devastanti come alla Strade Bianche, la Parigi-Nizza 2026 ha offerto un quadro chiaro: la sfida per le corse a tappe di tre settimane, almeno sulla carta, passerà ancora una volta dalla condizione di questi due fenomeni, con il danese che ha aperto la sua stagione nel migliore dei modi.




