Gli agricoltori bloccano Roma con i trattori: "L'accordo Mercosur sarà il colpo di grazia"
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Redazione Interno
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Una colonna di trattori, che avanzava lenta e compatta, ha riportato la protesta delle campagne nel cuore della Capitale, trasformando in un lungo serpentrone giallo e arancione l'asfalto della via Aurelia. Partiti all'alba da Torrimpietra, dove da giorni è stato allestito un presidio fisso, una cinquantina di agricoltori a bordo di mezzi agricoli ha marciato in direzione di piazza San Giovanni Battista della Salle, rallentando fino al parossismo il traffico del primo mattino. Code interminabili, infatti, si sono formate nel giro di pochi minuti dal chilometro 29 in poi, mettendo in tilt la viabilità su un'arteria cruciale e costringendo gli automobilisti a un'attesa snervante, mentre i motori diesel scandivano il ritmo di una mobilitazione divenuta ormai cronaca.
Il grido contro la concorrenza sleale
Quello che ha spinto gli uomini e le donne della terra a lasciare i campi, in un giovedì di fine gennaio, non è tuttavia un malessere legato al semplice disagio contingente. Gli slogan dipinti sui cartelli, che parlano di "prezzi da fame" e di "lavoro da schiavi", racchiudono una denuncia più profonda, strutturale, che va ben oltre i confini nazionali. "L’agricoltura sta chiudendo", affermano senza mezzi termini i manifestanti, i quali indicano in un preciso accordo internazionale la minaccia più temibile per il loro già precario futuro. "L’accordo con il Mercosur rischia di darci il colpo di grazia", spiegano, evidenziando come si tratti, a loro avviso, di una palese "concorrenza sleale", dato che "i costi di produzione per noi sono troppo elevati" e non reggono il confronto con quelli dei paesi extracomunitari.
Le conseguenze sulla mobilità cittadina
La scelta di portare i mezzi pesanti in strada, sebbene abbia garantito visibilità alla protesta, ha avuto ripercussioni immediate e tangibili sulla città, paralizzando di fatto un'importante via di accesso. L'andatura ridotta dei trattori, necessaria per ragioni di sicurezza ma anche simbolo di un settore che si sente ostacolato a procedere, ha creato un effetto domino di rallentamenti, estendendo i disagi da Torrimpietra fino a Massimina e rendendo la mattinata di giovedì un calvario per chiunque dovesse spostarsi in quell'area. Una strategia, quella del corteo lento, che mira a far comprendere ai cittadini, attraverso l'inconveniente del traffico, il peso di un'emergenza che rischia di compromettere un intero comparto produttivo.
Un presidio che diventa simbolo
La mobilitazione, partita in modo puntuale alle nove e trenta con circa venti veicoli, si inserisce in un più ampio contesto di tensioni che attraversa il settore primario, stretto tra l'aumento dei costi per l'energia e per i concimi e la difficoltà di ricevere prezzi equi per i propri prodotti. Il presidio di Torrimpietra, ormai divenuto un punto di riferimento per le istanze del centro Italia, rappresenta dunque l'epicentro di un malcontento che non accenna a placarsi. Le trattative sul Mercosur, in questo quadro, sono percepite come l'ultimo, intollerabile, fattore di squilibrio, una spada di Damocle che potrebbe definitivamente segnare il destino di molte aziende a conduzione familiare, le quali chiedono di essere ascoltate prima che sia troppo tardi.




