Famiglia nel bosco, i giudici: «Il percorso dei genitori è incompiuto, temono di perdere il loro controllo ideologico sui figli»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È incompiuto «al momento il percorso psicoeducativo diretto al recupero delle competenze genitoriali». Con «il timore dei genitori di perdere il controllo ideologico dei figli a causa del confronto di questi con gli altri» che resta ancora «l’ostacolo principale a scelte difensive utili al perseguimento del risultato del ripristino della stabile convivenza tra genitori e figli». Questi i punti principali dell'ordinanza del Tribunale per i minorenni dell'Aquila, datata 30 luglio, con cui i giudici hanno stabilito la necessità di un rientro per gradi dei tre bambini del bosco in famiglia.

Un percorso "incompiuto" e il nodo della rigidità educativa

Secondo quanto ricostruito dall'ordinanza firmata dal giudice Cecilia Angrisano, il percorso di recupero delle competenze genitoriali intrapreso da Nathan Trevallion e Catherine Birmingham non è ancora giudicato sufficiente per un ricongiungimento immediato e senza riserve. I giudici, pur non mettendo in discussione i principi di vita scelti dalla famiglia, ritengono che il problema risieda nel metodo educativo adottato, giudicato troppo rigido.

Il timore espresso dai genitori di perdere il controllo ideologico sui figli, qualora questi venissero a contatto con realtà e consuetudini di vita alternative, viene indicato come l'ostacolo principale da superare. A sostegno di questa valutazione, l'ordinanza cita episodi come le preoccupazioni della madre riguardo alle gite in spiaggia, giudicate pericolose, o l'opposizione all'uso di creme solari e bottiglie di plastica, atteggiamenti che per il tribunale rischiano di generare nei bambini ansia e paura piuttosto che una sana crescita culturale.

Il piano di ricongiungimento graduale e la scuola pubblica

La decisione del Tribunale, che ha accolto parzialmente l'istanza presentata dalla difesa il 25 giugno, prevede quindi un riavvicinamento per tappe, sotto lo stretto monitoraggio dei servizi sociali. I bambini, che dal novembre 2025 sono ospitati in una struttura protetta a Vasto, potranno dapprima effettuare rientri diurni a Palmoli, per poi, a partire da ottobre, trascorrere i fine settimana con i genitori, con pernotti in famiglia.

Un passaggio fondamentale per il tribunale è l'iscrizione dei tre fratelli alla scuola pubblica, un'esperienza che i giudici ritengono essenziale per il loro sviluppo e per favorire quel confronto con il mondo esterno che i genitori sembrano voler limitare. Dallo scorso gennaio i bambini hanno seguito un percorso di homeschooling con un'insegnante in pensione, ma hanno espresso il desiderio di frequentare una scuola insieme ad altri bambini, una prospettiva che vedono con entusiasmo.

Le voci dei bambini e il desiderio di casa

Nel corso di un colloquio di tre ore con i giudici, i bambini hanno raccontato di sentirsi bene nella comunità di Vasto, dove hanno potuto vedere cartoni animati come "Il re leone" e fare esperienze nuove come le vacanze al mare. Tuttavia, il loro desiderio più grande rimane quello di tornare a casa, nel casolare in campagna con gli animali, il fiume e i loro genitori.

Hanno parlato con affetto di Gallipoli, l'asino che «mangia di tutto», e dei loro sogni per il futuro: i gemelli vorrebbero fare i poliziotti, mentre la sorella maggiore sogna di diventare un vigile del fuoco. Nonostante la positività espressa nei confronti della struttura, i bambini hanno manifestato perplessità sulla possibilità che la madre sia d'accordo con la loro volontà di andare a scuola, segno evidente del conflitto educativo che il tribunale cerca di gestire.

Le reazioni e le prossime tappe del procedimento

La decisione del Tribunale ha suscitato reazioni contrastanti. L'avvocato della coppia, Simone Pillon, ha definito il provvedimento un "passo avanti" ma ha annunciato reclamo alla Corte d'Appello, lamentando l'indeterminatezza dei tempi e la complessità logistica del piano. Anche il portavoce del presidio spontaneo che ha sostenuto la famiglia, Paolo Lunghi, ha espresso forte amarezza, parlando di un "tira e molla" che non tiene conto del benessere dei bambini.

Lo psichiatra Tonino Cantelmi, perito di parte della famiglia, ha invece invitato i genitori a percorrere con fiducia l'ultimo tratto del tunnel, definendo il rientro a tappe "l'unica strada percorribile". Il ricongiungimento, seppur possibile, resta dunque subordinato a un percorso graduale che dovrà dimostrare la capacità dei genitori di adattarsi alle richieste del tribunale, in particolare per quanto riguarda l'istruzione e la socializzazione dei figli.

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