Strage di Ustica, l’assemblaggio dei resti del DC9 e l’urlo dei familiari: “Il governo pretenda risposte”

Strage di Ustica, l’assemblaggio dei resti del DC9 e l’urlo dei familiari: “Il governo pretenda risposte”
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono passati 46 anni dalla strage di Ustica, l’incidente aereo avvenuto il 27 giugno 1980 nel mar Tirreno meridionale, in cui persero la vita 81 persone. Nel 2006, ventisei anni dopo, i vigili del fuoco sono stati chiamati a compiere una delicata missione, un’operazione di alta ingegneria: assemblare i fragili resti del velivolo e trasportarli al Museo della Memoria di Bologna. Un lavoro certosino, quello dei tecnici, che ha restituito materialità a una vicenda ancora avvolta da troppi misteri irrisolti e che oggi, come allora, continua a interpellare le coscienze e le istituzioni.

Il ricordo del capo dello Stato e il dolore dei parenti

In questa giornata di raccoglimento e di memoria, il pensiero del presidente della Repubblica Sergio Mattarella va anzitutto ai familiari delle vittime, straziati da un evento inaccettabile e da un dolore profondo che il tempo non può lenire. Nella storia della Repubblica, ha sottolineato Mattarella, il segno di quella catastrofe non è cancellabile: ottantuno vite vennero distrutte, morirono tutti i passeggeri e i componenti dell’equipaggio del DC9 partito da Bologna e diretto a Palermo.

Le sue parole fanno da contrappunto a quelle, ben più dure, dei parenti delle vittime, che da decenni chiedono verità e giustizia senza aver mai ottenuto risposte definitive.

L’appello di Franca Bonfietti: “Verità negata”

A Palazzo d’Accursio, nel corso della commemorazione ufficiale, il sindaco Matteo Lepore e Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione dei parenti delle vittime, hanno ascoltato l’intervento della portavoce Franca Bonfietti. La quale ha lanciato un appello al governo: "Il governo del mio Paese deve muoversi in maniera ben più sostanziale per pretendere risposte dai Paesi amici e alleati".

Un richiamo esplicito a Francia e Stati Uniti, la cui mancata collaborazione – secondo quanto emerso nel corso delle indagini – ha di fatto costretto i pm di Roma a chiedere l’archiviazione dell’ultima inchiesta sull’abbattimento del DC9. Un esito, quello dell’archiviazione, che i familiari considerano una vera e propria sconfitta.

La ricostruzione dei frammenti e il peso della memoria

Il lavoro dei vigili del fuoco, nel 2006, ha rappresentato un capitolo a sé nella lunga scia della strage: recuperare e assemblare i rottami dispersi nel mare per ricostruire il relitto, in modo da preservarne la memoria fisica e offrire agli investigatori un elemento tangibile su cui continuare a lavorare. Un’operazione complessa, che ha richiesto mesi di pianificazione e che ha permesso di ricomporre gran parte della carlinga, oggi custodita a Bologna come monito e come prova. La memoria non si archivia e Bologna non dimentica, e mai lo farà, la strage nei cieli e nel mare di Ustica.

In questo 46esimo anniversario, la richiesta di verità si rinnova con la stessa urgenza di allora, mentre le istituzioni sono chiamate a fare la loro parte per superare il muro di omertà che ancora protegge chi, forse, sa cosa accadde realmente in quella notte d’estate del 1980.

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