La patrimoniale torna a infiammare lo scontro tra Tajani e Schlein, con Avs pronto a fare da sponda

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Riecco l’eterna divisiva della politica fiscale italiana, quell’imposta straordinaria sul patrimonio che periodicamente riemerge dal dibattito per poi sparire nei meandri delle promesse elettorali. A rimetterla sul tavolo, come riportato da un’intervista concessa alla Repubblica, è stata la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, la quale ha però cercato di smussarne gli spigoli più impopolari ancorando la proposta a una cornice sovranazionale.

L’idea, in sostanza, sarebbe quella di introdurre una tassazione coordinata a livello europeo sui cosiddetti “miliardari”, colpendo quella che lei definisce una percentuale esigua della popolazione (l’1 per cento, forse anche meno) per finanziare servizi pubblici essenziali destinati al restante 99 per cento dei cittadini. Una mossa, quest’ultima, che rivela la consapevolezza della leader dem riguardo alle frizioni interne alla coalizione di centrosinistra, dove l’entusiasmo per una patrimoniale “fai da te” è tutt’altro che unanime.

La replica di Tajani e la linea della maggioranza

La reazione del centrodestra, prevedibilmente, non si è fatta attendere, assumendo i toni roventi che caratterizzano il confronto su questa materia. Il vicepremier e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, ha utilizzato i social network per tracciare un solco netto: finché il suo partito siederà a Palazzo Chigi e occuperà scranni in Parlamento, una patrimoniale non vedrà la luce.

Tajani ha rovesciato l’argomentazione avversaria descrivendo la sinistra come un fronte compatto soltanto nell’intento di “infilare le mani nelle tasche degli italiani”, contrapponendo a quell’ipotesi la ricetta del governo: meno imposizione fiscale per tutti contro la presunta fame di tasse dell’opposizione.

Se la voce di Forza Italia è stata la più istituzionale nella bordata, dal bacino di Fratelli d’Italia è arrivata un’accusa più politica e radicale: quella secondo cui l’intero schieramento progressista sarebbe privo di un programma organico o di una visione per il Paese, accomunato unicamente da una “vecchia ossessione” per i portafogli altrui.

Le crepe nel campo largo e l’abbraccio di Avs

Se la maggioranza prova a compattarsi contro lo spauracchio dell’esproprio, è invece nel campo delle alleanze di Schlein che si registrano le principali tensioni. L’apertura della segretaria dem – condizionata a un’intesa europea per evitare la fuga dei capitali – non ha entusiasmato tutti. Nelle scorse settimane, tanto il Partito Democratico quanto il Movimento 5 Stelle avevano mostrato freddezza verso una patrimoniale secca nazionale, preferendo spostare la discussione esclusivamente sul piano comunitario.

Un approccio giudicato troppo timido da Alleanza Verdi e Sinistra, che invece vede in questo strumento il perimetro identitario della prossima sfida elettorale. Nicola Fratoianni, leader di Avs, ha risposto per le rime a Tajani, sostenendo che il rifiuto della patrimoniale equivalga a voler far gravare i sacrifici solo sulle classi popolari e sul ceto medio. "Per noi no – ha scandito Fratoianni –: chi ha tanto può benissimo contribuire con un minimo sforzo", annunciando peraltro un meeting internazionale "Tax the Rich" in programma a Milano per il 5 giugno.

Il nodo politico di una promessa europea

La strategia comunicativa di Schlein, volta a sterilizzare la carica eversiva della patrimoniale delegandola a Bruxelles, rappresenta comunque un tentativo di tenere insieme le anime del centrosinistra in vista delle politiche del 2027. Tuttavia, proprio l’insistenza con cui Tajani e la maggioranza rilanciano l’allarme (“Mai finché FI al governo”) restituisce la misura di quanto il tema sia percepito come una vulnerabilità dell’opposizione.

Non si tratta, in quest’ottica, di una semplice discussione tecnica sulla progressività del fisco, ma di un banco di prova politico che costringe i partiti a schierarsi. Mentre il Partito Democratico frena e rilancia sull’Europa, e i 5 Stelle mostrano i denti solo quando si parla di grandi patrimoni extraterritoriali, Avs preme per rendere la redistribuzione della ricchezza un cavallo di battaglia esplicito.

Una spaccatura interna che, per ora, l’esecutivo guidato dalla destra sfrutta per ribadire una linea semplice e immediata: meno tasse come dogma, contro l’incubo di una patrimoniale che, ciclicamente, torna a bussare alla porta.

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