Altice respinge l'offerta congiunta per Sfr, un rifiuto che potrebbe non essere l'ultima parola
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Redazione Economia
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Nella serata di ieri, 14 ottobre, il panorama delle telecomunicazioni francesi è stato scosso da un'annuncio a tre voci: Free, controllata da Iliad, Orange e Bouygues Telecom hanno presentato una proposta non vincolante, del valore di 17 miliardi di euro, per l'acquisizione di gran parte delle attività di Altice Group in Francia, che detiene l'operatore Sfr. L'offerta, che mirava a smembrare il principale competitor, è stata però accolta da un secco e immediato rifiuto da parte del numero uno di Altice, il quale, senza indugi, ha respinto la proposta dei tre rivali. Una risposta che, sebbene perentoria, lascia intendere come la partita possa essere soltanto rinviata, trasformandosi in una complessa trattativa sul prezzo piuttosto che in una chiusura definitiva.
La replica degli offerenti e la volontà di dialogo
Dopo il netto "no" di Altice, l'alleanza tra Free, Orange e Bouygues Telecom non si è persa d'animo, replicando con un comunicato in cui esprime la propria convinzione riguardo all'adeguatezza dell'offerta e al valore del progetto industriale che intendono perseguire. Gli operatori, i quali hanno precisato che la loro proposta rimarrà valida, hanno annunciato l'intenzione di "instaurare un dialogo costruttivo con Altice Group e i suoi azionisti", segnalando così la loro disponibilità a non abbandonare il tavolo delle trattative. Questo atteggiamento, che alcuni potrebbero definire tenace, dimostra come l'operazione sia considerata strategica per il futuro assetto del mercato, non solo francese.
Le implicazioni per il settore e lo stallo delle telco
La mossa dei tre colossi, e la sua immediata battuta d'arresto, getta una luce chiara sullo stato di stallo in cui versa il settore delle telecomunicazioni in Europa, spesso descritto come una "foresta pietrificata". Se da un lato, infatti, si discute ciclicamente della necessità di un consolidamento, come dimostrano le operazioni portate a termine in Italia, in Gran Bretagna e in Spagna, dall'altro le grandi manovre faticano a decollare. La possibile apertura di Bruxelles a una riduzione degli operatori infrastrutturati da quattro a tre per mercato nazionale rappresenta, in questo contesto, un potente catalizzatore che potrebbe finalmente sbloccare una situazione di immobilismo duraturo, spingendo verso un risiko i cui effetti si farebbero sentire a livello continentale.
Uno sguardo oltreconfine e le possibili ripercussioni
Sebbene il fulcro della vicenda sia saldamente radicato in Francia, le sue onde d'urto potrebbero facilmente varcare i confini nazionali, influenzando le dinamiche competitive in altri paesi. L'eventuale successo di un'operazione che vede tre concorrenti unirsi per acquisire e presumibilmente dividersi gli asset di un quarto, aprirebbe un precedente significativo, indicando una via inedita per il consolidamento di un settore che fatica a trovare un nuovo equilibrio. La partita su Sfr, quindi, non è soltanto una questione di valutazione economica, ma rappresenta un potente banco di prova per le future strategie degli operatori, i quali osservano con attenzione ogni sviluppo di una trattativa che, nonostante il primo rifiuto, appare tutt'altro che conclusa.




