L’occupazione cresce: oltre un milione di posti in più nel biennio, trainati dal lavoro femminile

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I dati diffusi dall’Istat sul mercato del lavoro di febbraio 2025 confermano una tendenza che, seppur con alti e bassi, si consolida da mesi: l’occupazione ha raggiunto livelli record, toccando i 24 milioni e 332mila lavoratori, con un incremento di 47mila unità rispetto a gennaio e di 567mila sullo stesso periodo del 2024. Un risultato che, come sottolineato dalla premier Giorgia Meloni in un post sui social, porta a oltre un milione il saldo positivo degli occupati dall’insediamento del governo nell’ottobre 2022, quando il totale si attestava a 23 milioni e 231mila.

A spingere la crescita sono soprattutto le donne, che rappresentano la componente più dinamica del mercato: +84mila assunzioni femminili su base mensile, a fronte di un calo di 37mila tra gli uomini, e +315mila lavoratrici in più rispetto all’anno precedente, contro i +252mila degli uomini. Un andamento che ha contribuito a far salire il tasso di occupazione femminile al 54,2%, mentre quello complessivo raggiunge il 63%, livello mai toccato negli ultimi diciotto anni.

Parallelamente, il tasso di disoccupazione scende al 5,9%, il valore più basso dal 2007, quando si fermava al 5,8%, prima che la crisi finanziaria e quella del debito sovrano incidessero sull’economia italiana. Un dato che, se da un lato riflette una maggiore stabilità del sistema, dall’altro solleva interrogativi sulla qualità del lavoro creato e sulla sostenibilità di questa ripresa, considerando le persistenti criticità legate ai contratti atipici e al divario territoriale tra Nord e Sud.

Meloni, nel rivendicare il risultato, ha attribuito il merito principalmente alle imprese, pur riconoscendo l’azione governativa nel “sostenere le imprese e ridare dignità al lavoro”. Tuttavia, non ha mancato di sottolineare che “molto c’è ancora da fare”, evitando però di specificare quali misure verranno adottate per consolidare la crescita o affrontare le disparità settoriali.

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