Da Conti a Benigni: promossi e bocciati del 75esimo Festival di Sanremo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Carlo Conti, alla guida della 75esima edizione del Festival di Sanremo, ha dimostrato ancora una volta di essere un conduttore capace di navigare tra le acque tranquille di un evento che, per sua natura, potrebbe facilmente trasformarsi in un campo minato. Con un approccio che qualcuno definirebbe metodico, altri semplicemente prevedibile, Conti ha portato a termine il suo compito con una precisione quasi chirurgica. Nessuna sbavatura, nessuna polemica, nessun intoppo degno di nota. Un risultato che, se da un lato può apparire rassicurante, dall’altro lascia poco spazio alla fantasia e all’imprevisto, elementi che hanno spesso caratterizzato le edizioni più memorabili della kermesse.
Il suo stile, definibile come “carlocontismo”, si è basato su una formula semplice ma efficace: velocità, essenzialità e un’attenzione quasi maniacale ai tempi. Niente monologhi interminabili, niente battute rischiose, niente tentativi di stravolgere il copione. Una scelta che, se da un lato ha evitato di far discutere, dall’altro ha reso il Festival una macchina ben oliata ma priva di quelle scintille che accendono il dibattito. Qualche sbadiglio tra il pubblico, sì, ma nessun errore da parte sua. Un equilibrio che, in un’epoca in cui ogni parola può diventare un caso, è stato apprezzato da molti.
Il Festival, quest’anno, ha vissuto una sorta di tregua dalle polemiche politiche che negli ultimi anni ne avevano accompagnato le serate. Nessun attacco da parte della sinistra, nessuna accusa di parzialità, nessun politico pronto a criticare una presunta deriva “meloniana” della manifestazione. Una situazione che, come ha sottolineato lo stesso Conti, ha permesso di concentrarsi sulle canzoni, vero cuore della manifestazione. «Noi non cerchiamo le polemiche», ha dichiarato, «ciascuno di noi vorrebbe solo l’attenzione sulle canzoni». Un manifesto che, al di là delle intenzioni, ha trovato riscontro nella realtà dei fatti.
Tra i momenti più significativi della kermesse, spiccano due eventi che hanno lasciato il segno: il messaggio del Papa e il ricordo di Fabrizio Frizzi, storico volto della televisione italiana scomparso nel 2018. Due attimi di profonda emozione, che hanno spezzato il ritmo serrato delle esibizioni e delle presentazioni. E poi, naturalmente, l’atteso intervento di Roberto Benigni, che ha portato sul palco dell’Ariston la sua verve e la sua capacità di mescolare comicità e poesia. Un’apparizione che, seppur breve, ha regalato al pubblico uno degli highlights della serata.
Dietro le quinte, Conti ha mantenuto un rigore quasi militare. I suoi rituali pre-serata, dallo spaghettino al pomodoro alla scelta dell’abito di scena firmato Stefano Ricci, sono diventati quasi una leggenda. Un conduttore che, pur nella sua apparente semplicità, sa perfettamente come gestire un evento di tale portata, evitando di farsi travolgere dal caos che spesso lo circonda.




